La mostra raccontata attraverso l’intervista a Mario Moscato

La memoria di Livorno continua a vivere attraverso gli scatti di Sergio Moscato, protagonista della mostra “Sguardi di un Livornese. Dalla distruzione alla rinascita della città”, che resterà aperta fino al 14 settembre 2025 con ingresso libero.
Organizzata da Shardan Associazione di Cultura Mediterranea, con la collaborazione dell’Associazione Livorno Come Era e il patrocinio del Comune e della Provincia di Livorno, l’esposizione raccoglie circa trenta fotografie realizzate da Moscato tra gli anni Trenta e Cinquanta, affiancate da altri scatti storici concessi da “Livorno Come Era”.
Abbiamo incontrato oggi il figlio del fotografo, Mario Moscato, che con passione e orgoglio racconta la figura del padre:
“Mio padre non era un professionista, ma aveva un occhio capace di cogliere la vita nella sua essenza. Le sue fotografie parlano della gente comune, delle difficoltà del dopoguerra e della forza di rialzarsi. È emozionante poter condividere questo patrimonio con la città”.
Moscato (1912-1959), livornese, partecipò a numerosi concorsi internazionali ottenendo riconoscimenti prestigiosi e divenne membro della Royal Photographic Society in Gran Bretagna. Se in Italia il suo nome rimase circoscritto a una cerchia di appassionati, all’estero fu apprezzato per la capacità di coniugare realismo e spontaneità in scatti che ancora oggi colpiscono per intensità.
La mostra si apre con le immagini della Livorno distrutta dai bombardamenti: strade vuote, case crollate, macerie che sembrano sospese in una luce irreale. Poi, il racconto si trasforma in speranza: i pescatori che riparano le reti, i giovani operai intenti a ricostruire, la giornalaia che riallestisce la sua edicola di fortuna. Segni di una città che, pur ferita, ha saputo rialzarsi.
La nostra intervista, di Massimo Landi, a Mario Moscato:
Nell’ultima sezione, Moscato ci restituisce il volto degli anni Cinquanta: scene di lavoro, momenti di svago, la voglia di tornare a vivere con leggerezza.
“Guardare queste foto significa ritrovare l’anima di Livorno – ha aggiunto Mario –. È un viaggio che unisce memoria e identità, per non dimenticare e per sentirci ancora parte di una comunità capace di rinascere”.
Un’occasione unica per conoscere e riscoprire, attraverso gli occhi di un livornese autentico, la storia e la resilienza di una città che non ha mai smesso di guardare avanti.

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