Di fronte a una crisi strutturale che non accenna ad arrestarsi, Pieragnoli invoca interventi urgenti e misure fiscali mirate per evitare che le saracinesche abbassate diventino la nuova normalità nei centri urbani e nei borghi della provincia

Il commercio al dettaglio nella provincia di Livorno si trova oggi a dover affrontare una delle sfide più complesse degli ultimi decenni. A lanciare l’allarme è il direttore generale di Confcommercio Livorno, Federico Pieragnoli, che descrive un quadro preoccupante fatto di chiusure continue, concorrenza impari con le grandi piattaforme digitali e una pressione fiscale insostenibile per le piccole e medie imprese.
I dati della Camera di Commercio confermano un calo costante nel numero delle attività commerciali, in un contesto in cui la natalità imprenditoriale non riesce a compensare le cessazioni. Di fronte a una crisi strutturale che non accenna ad arrestarsi, Pieragnoli invoca interventi urgenti e misure fiscali mirate per evitare che le saracinesche abbassate diventino la nuova normalità nei centri urbani e nei borghi della provincia.
Di seguito il comunicato:
“Il commercio al dettaglio in provincia di Livorno”, esordisce il direttore generale di Confcommercio Livorno Federico Pieragnoli, “sta attraversando una fase molto delicata”. “I dati della CCIAA ci dicono che commercio al dettaglio e all’ingrosso in 12 mesi hanno segnato il -1,7%. La mortalità delle imprese nel settore commercio è ancora superiore alla natalità, proseguendo un trend negativo che non si accenna a fermarsi”.
Pieragnoli non si stupisce: “In Italia in dieci anni sono stati chiusi 111 mila negozi di prossimità. I negozi che hanno fatto la storia del nostro territorio sono rimasti soli a combattere contro le grandi piattaforme globali dell’online, in condizioni di disparità inaccettabili. Le piccole e medie imprese pagano il 70% di tasse, mentre i colossi della tecnologia versano cifre irrisorie rispetto ai loro profitti faraonici. I negozi di vicinato garantiscono servizi, vitalità, vivibilità, sicurezza e attrattività nelle città e nei piccoli centri borghi, quando invece i giganti globali drenano risorse che non vengano investite direttamente sul territorio”.
“Per questo” spiega Pieragnoli “è assolutamente urgente affrontare il problema alla radice e trovare soluzioni che garantiscano una maggiore giustizia fiscale. Da parte del Governo serve un piano strutturale che possa assicurare interventi puntuali e ormai non più rinviabili, in modo da agevolare la sostenibilità economica delle attività, come deducibilità sui costi di affitto, abbattimento delle aliquote fiscali, oltre a un efficace coordinamento con enti e amministrazioni locali che preveda una drastica riduzione delle imposte come Imu, Tari, Cosap. Senza aiuti e sostegni concreti, le insegne delle nostre città rischiano di spegnersi definitivamente, lasciandoci tutti inevitabilmente più soli e più poveri”.

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