In vista del doppio appuntamento elettorale di domenica 8 e lunedì 9 giugno, gli italiani saranno chiamati a esprimersi su cinque quesiti referendari abrogativi

Due i grandi temi: il mondo del lavoro e la cittadinanza italiana per gli extracomunitari. Per fare chiarezza e aiutare i cittadini a comprendere meglio i contenuti del voto, abbiamo intervistato l’Avv. Fabrizio Calamassi che ringraziamo per la sua disponibilità
Avvocato Calamassi, iniziamo dal primo quesito: il contratto a tutele crescenti del Jobs Act. Cosa prevede e perché è oggetto di referendum?
«Parliamo di una norma introdotta nel 2015 che ha cambiato radicalmente il modo in cui vengono gestiti i licenziamenti nei contratti a tempo indeterminato. In sostanza, chi è stato assunto dopo il 7 marzo 2015, se viene licenziato in modo illegittimo, non ha diritto al reintegro nel posto di lavoro, ma solo a un risarcimento economico, variabile tra 12 e 36 mensilità. Il referendum propone di abrogare questa disciplina, così da ripristinare l’originario articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori per tutti. Chi vota Sì vuole maggiore uguaglianza tra lavoratori; chi vota No ritiene più utile mantenere un sistema che distingue tra le due tipologie contrattuali.»
Il secondo quesito riguarda le piccole imprese: di cosa si tratta?
«Oggi chi lavora in un’impresa con meno di 16 dipendenti, se viene licenziato ingiustamente, può ottenere al massimo sei mensilità di risarcimento. Il referendum propone di eliminare questo tetto, lasciando al giudice maggiore libertà nel decidere l’importo da riconoscere. Chi è favorevole al Sì sostiene che anche in una piccola azienda non è giusto limitare le tutele. Chi è per il No teme che un risarcimento troppo elevato possa mettere in difficoltà le attività più fragili, come negozi o officine.»
Il terzo quesito tocca il tema del lavoro precario. Cosa cambierebbe con il Sì?
«Attualmente, per i primi 12 mesi di contratto a tempo determinato, un datore di lavoro non deve indicare una “causale”, cioè il motivo dell’assunzione. Il quesito referendario vuole abrogare questa norma, reintroducendo l’obbligo di specificare sempre perché si ricorre a un contratto a termine. Chi vota Sì vuole limitare l’uso dei contratti precari, chi vota No ritiene invece importante lasciare margini di flessibilità alle imprese, specie in situazioni temporanee o impreviste.»
Il quarto quesito tocca un tema delicatissimo: la sicurezza sul lavoro. Cosa propone di cambiare?
«Ad oggi, se un lavoratore in subappalto si infortuna, può chiedere i danni solo all’impresa che lo ha assunto, non anche alla ditta appaltatrice dell’opera. Il quesito propone di eliminare questa limitazione, così da poter riconoscere una responsabilità in solido: il lavoratore potrebbe chiedere un risarcimento sia all’appaltatore che al subappaltatore (che lo aveva assunto direttamente). Chi sostiene il Sì vuole una maggiore tutela per i lavoratori, anche per ridurre gli incidenti. Chi è per il No teme che così si rischi di paralizzare i cantieri e bloccare gli appalti.»
Infine, la cittadinanza italiana: cosa si chiede con il quinto quesito?
«Oggi uno straniero extracomunitario maggiorenne può chiedere la cittadinanza dopo 10 anni di residenza legale in Italia. Il referendum vuole dimezzare questo termine a 5 anni. Il Sì è per un’accelerazione dei diritti civili e una maggiore inclusione di chi già vive e lavora regolarmente nel nostro Paese. Il No, invece, preferisce mantenere un percorso più lungo e selettivo, in nome della prudenza e dell’integrazione graduale.»
Come si vota
Si vota domenica 8 giugno dalle 7 alle 23 e lunedì 9 giugno dalle 7 alle 15. Bisogna portare con sé un documento d’identità valido e la tessera elettorale. Gli italiani all’estero voteranno per corrispondenza. Chi ha gravi infermità può votare a domicilio con certificato Asl. Gli elettori fisicamente impediti possono entrare in cabina con un accompagnatore di fiducia.

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