Il porto labronico si conferma nodo strategico nell’ambito della gestione degli sbarchi previsti dalla politica dei cosiddetti “porti lontani”, che punta a distribuire equamente gli arrivi lungo tutta la penisola

Il porto di Livorno ha accolto ieri mattina la nave umanitaria Sea Watch 5, approdata con a bordo 109 persone soccorse nel Mediterraneo centrale. Tra i migranti figurano 36 minori non accompagnati, che saranno affidati a strutture specializzate distribuite tra la Toscana e altre regioni italiane. Gli altri 73 adulti verranno ospitati nei centri di accoglienza presenti nelle dieci province toscane.
Le operazioni di sbarco si sono svolte con ordine e sicurezza, grazie a un’azione coordinata che ha coinvolto le forze dell’ordine, la Capitaneria di porto, i sanitari dell’ASL, la Protezione civile, i servizi sociali del Comune, la Croce Rossa e numerose associazioni del terzo settore. Fin dai primi momenti, ai migranti sono stati forniti beni di prima necessità, cure mediche e sostegno psicologico.
Questo arrivo rappresenta il diciottesimo sbarco nel porto labronico nell’ambito del piano nazionale che assegna porti di approdo anche nei territori del Centro e Nord Italia, con l’obiettivo di distribuire equamente il carico dell’accoglienza.
A bordo dell’imbarcazione anche alcune donne e un neonato di pochi mesi, tutti presi in carico dai sanitari presenti sul molo. Le operazioni di identificazione e trasferimento nei centri di accoglienza proseguiranno nel corso della giornata.
A chiudere la giornata, il messaggio condiviso dal Comitato di Livorno della Croce Rossa Italiana ha restituito il senso più profondo dell’intervento:
“Nel pomeriggio di oggi presso il porto di Livorno è stata accolta la nave #SeaWatch5 con a bordo 109 migranti soccorsi nel Mar Mediterraneo. In collaborazione con le istituzioni locali e con il coordinamento di Croce Rossa Italiana – Comitato Regionale Toscana sono state garantite le operazioni di supporto sanitario, assistenza umanitaria, accoglienza e di trasporto verso i centri individuati.”

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