Sanremo 2025: il popolo sovrano oltre il palcoscenico

Tra tradizione e polemiche, il pubblico sceglie oltre la classifica

“Condurre Sanremo è il meno. La storia insegna che il Festival è un’istituzione a sé, un’entità viva di grande responsabilità” – Carlo Conti lo sa bene e, nel prendere le redini, riconosce il merito di Amadeus per aver lasciato una rassegna in piena salute. Lui sceglie una linea classica, ispirandosi al creatore del festival per come lo conosciamo ed amiamo: Pippo Baudo, una linea lontana dalle tensioni, ma… poi sono i giovani ad infiammare il gossip.

Fedez, duettando con Marco Masini, lascia interrogativi su una dedica ambigua. Tony Effe si conferma il disturbatore di classe, ma è la vittoria di Olly a scatenare il vero chiacchiericcio: c’è chi mormora di un burattinaio dietro le quinte, il nome che circola è quello di Marta Donà, manager influente nel panorama musicale italiano. Se così fosse, il potere che ha saputo conquistarsi sarebbe indiscutibile, ma inevitabilmente solleverebbe dubbi sulla meritocrazia del Festival. Tuttavia, il concetto stesso di merito è fluido perché i gusti non possono essere condivisi all’unanimità.

Eppure, al di là delle polemiche, il pubblico genuino ha già scelto la sua vincitrice morale: Giorgia, assurdamente esclusa dalla top five. Il popolo ha scelto anche le vere rivelazioni di questa edizione: Lucio Corsi con “Volevo essere un duro”, Joan Thiele con “Eco” e, tra le nuove proposte, Settembre con “Vertebre”. 

Sul filo del rasoio Olly ha battuto Corsi con “Balorda Nostalgia”, mentre Simone Cristicchi, con un testo di grande intensità “Quando sarai piccola”, si è fermato al quinto posto e Brunori Sas con “ L’albero delle noci” fedele alla sua essenza: “ho portato solo me stesso”, è stato premiato con un terzo posto. Per molti Achille Lauro, con “Incoscienti giovani”, avrebbe meritato più spazio di “Battiti” di Fedez, al quale va la critica di non mettere la musica al centro e si è piazzato al quarto posto. 

Il video della conferenza stampa finale:

Carlo Conti ha costruito uno spettacolo raffinato scegliendo coconduttori dal gusto misurato. Forse le tre dame della terza serata hanno lasciato meno il segno ma nel complesso è stato un Sanremo profondamente italiano, tra tradizione, menzioni e commemorazioni e nuove onde sonore.

E, come sempre, sarà il popolo sovrano a ricordare le canzoni che più ha amato.

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