Due case ecosostenibili di Empoli sono state ritenute “di lusso” dalla Corte di Giustizia Tributaria, ma è stata l’Europa a imporre l’efficientamento energetico: è polemica

Case “troppo” moderne ed efficienti: secondo il fisco italiano l’ammodernamento delle abitazioni a favore dell’ecosostenibilità comportano uno scatto di categoria che le rende “lussuose”.
A stabilirlo è stata una sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Toscana (n.1312/2024 del 13 novembre 2024): stando a quanto emerso, la Corte ha ritenuto legittimo classificare due appartamenti nell’empolese, di recentissima costruzione, in categoria A/1, elevandoli quindi a beni di lusso (più tasse, nessuna agevolazione).
Le motivazioni della sentenza consistono nelle scelte fatte dalle proprietà: fotovoltaico, riscaldamento a pavimento, rivestimenti multistrato, ventilazione meccanica e, si legge, scelte di design “di pregio”; i proprietari erano riusciti a far accogliere le proprie contestazioni in primo grado, ma tutto si è ribaltato in appello.
Secondo la contestazione, infatti, gli immobili interessati non avrebbero le caratteristiche catastali per poter essere definite “di lusso”, e soprattutto l’efficientamento energetico non dovrebbe essere ritenuto una discriminante in questo senso; la Corte si è tuttavia appellata alla Cassazione al fine di ritenere anche gli impianti tecnologici parte di questa definizione.
La polemica che ne è scaturita riguarda il futuro dell’efficientamento energetico a livello nazionale: con un simile precedente e in assenza di futuri bonus edilizi, come più volte sottolineato dall’esecutivo Meloni, diventerà molto complicato riuscire a rispettare le direttive europee in termini di ecosostenibilità.
Dalla scorsa primavera, infatti, il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva sull’efficientamento energetico residenziale rivolto a tutti gli Stati membri, alla quale l’Italia dovrebbe allinearsi entro il 2030 (pur avendo oltre il 70% degli immobili completamente fuori norma).

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