Due uomini di Cascina e una donna cinese sono stati arrestati. Sequestrati due appartamenti

L’indagine è denominata “ORIENTE”, poiché vede il coinvolgimento prevalente di ragazze
asiatiche, perlopiù di origini cinesi, alcune delle quali oggetto di sfruttamento della
prostituzione e nasce da alcuni accertamenti svolti dai Carabinieri della Stazione di Navacchio
di Cascina (PI).
I militari, a decorrere dalla primavera del 2023, nel corso dei loro quotidiani servizi preventivi
e di controllo del territorio, notavano l’anomala frequentazione di persone, tutte di sesso
maschile, che entravano e poi repentinamente uscivano da una abitazione posta sulla Via
Tosco Romagnola del Comune di Cascina (PI). Successivi e riservati accertamenti, anche
attraverso le notizie fornite da alcuni cittadini residenti nella zona, consentivano ai militari
della Stazione di Navacchio di ipotizzare che, in quell’abitazione, era in atto l’esercizio del
meretricio ad opera di ragazze straniere, non escludendo il coinvolgimento del proprietario
dell’immobile, un uomo del luogo abbastanza noto nella locale comunità.
I primi esiti investigativi, erano riferiti alla competente Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Pisa che, a decorrere dal mese di settembre 2023, determinava una serie di
approfondimenti investigativi allo scopo di accertare l’ipotesi delittuosa.
Data la natura e complessità degli approfondimenti investigativi, l’Autorità Giudiziaria di
Pisa delegava l’intera attività al Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia
Carabinieri di Pontedera (PI) che conduceva le indagini fino alla primavera del corrente anno
quando, le indagini, avevano termine con gli esiti che saranno poi commentati.
L’attività è stata sviluppata su più canali ed ha consentito di individuare due distinte
abitazioni, di proprietà della stessa persona: una ubicata in Cascina e l’altra in Castelfranco
di Sotto (PI), ove in atto lo sfruttamento della prostituzione di ragazze prevalentemente di
origini cinesi.
Si accertava, preliminarmente, che le due case ove veniva esercitata la prostituzione erano
ampiamente pubblicizzati su numerosi e dedicati siti Internet. Gli annunci online erano
assolutamente espliciti, con l’offerta di prestazioni erotiche e sessuali ad opera di giovani
ragazze asiatiche raggiungibili attraverso utenze telefoniche anch’esse pubblicate negli
annunci. Gli investigatori contattavano dette utenze ricevendo risposte da donne con accento
palesemente orientale, le quali specificavano il tipo di prestazione sessuale che erano in grado
di fornire, i relativi costi e, ovviamente, l’indirizzo dell’abitazione ove esercitavano il
meretricio, ovvero le due distinte abitazioni ubicate a Cascina (PI) e Castelfranco di Sotto
(PI).
Venivano collocate telecamere per la videosorveglianza esterna delle case, in particolare dei
loro ingressi, che documentavano senza dubbio alcuno il notevole afflusso di clienti, tutti
uomini, che vi accedevano ad ogni ora della giornata e in tutti i giorni della settimana.
In ragione di questi primi e oggettivi riscontri, erano avviate numerose intercettazioni
telefoniche delle utenze pubblicizzate in Internet e in uso alle ragazze e delle utenze del
cascinese proprietario dei due immobili ove si esercitava la prostituzione.
Durante la prima fase di captazione telefonica, emergevano, oltre al proprietario dei due
immobili, due figure di spicco: una donna cinese risultata poi essere la tenutaria della casa di
Cascina ed un altro cascinese che coadiuvava la predetta. Anche le utenze telefoniche di questi
due ultimi attori erano sottoposte a intercettazioni.
Dopo circa cinque mesi di serrata attività investigativa, condotta dai militari della Compagnia
di Pontedera attraverso canonici servizi sul “campo” di osservazione, controllo e
pedinamento, ascolto e trascrizione di migliaia di telefonate intercettate anche in lingua
cinese, nonché visione e analisi di migliaia di ore di video sorveglianza, veniva delineato e
rendicontato, alla competente Autorità Giudiziaria di Pisa, il definitivo quadro investigativo.
In buona sostanza emergevano i seguenti aspetti:
1) un cascinesce, responsabile anche di sfruttamento della prostituzione, proprietario dei due
immobili ove veniva esercitata la prostituzione, era ben consapevole dell’attività illecita
condotta nelle sue proprietà. Gli immobili erano ufficialmente locati, con regolare
contratto, ma a personaggi estranei all’attività illecita, a prezzi di mercato (500 – 600
Euro al mese) assolutamente irrisori rispetto agli importanti introiti derivanti dal
meretricio, come successivamente indicato. L’uomo – che aveva anche il compito di
valutare le ragazze e di rispondere a quei clienti che si rivolgevano a lui per sapere se
erano arrivate nuove ragazze, in alcuni casi fruiva di sconti nelle prestazioni. In alcune
occasioni si era prestato ad accompagnare alcune ragazze nuove arrivate per raggiungere
la casa, oppure dava manforte alla tenutaria quando qualche cliente appariva troppo
effervescente;
2) la donna cinese, risultata essere la capofila nella gestione delle utenze cellulari dedicate
ai contatti con i clienti, prendeva gli appuntamenti e concordava con il potenziale cliente
il costo e il tipo di prestazione sessuale che, poi, demandava alle ragazze che in quel
momento esercitavano nell’appartamento. Lei decideva la permanenza o meno presso la
casa delle ragazze e si occupava di tenere i contatti con il primo indagato e provvede al
pagamento della locazione degli immobili;
3) il secondo cascinese è emerso come collaboratore della tenutaria che coadiuvava per ogni
esigenza, soprattutto di tipo logistico e quindi teso a favorire la prostituzione. Spesso
l’uomo, da solo o con la donna, si recava ad acquistare alimenti o materiali necessari alla
conduzione della casa, in un caso acquistando addirittura 400 profilattici in un sol colpo.
Pubblicizzava inoltre l’attività con i propri conoscenti, attraverso le descrizioni fisiche
delle ragazze e mettendosi a disposizione per accompagnare i clienti;
4) le ragazze risultavano tutte di origini cinesi, giovani e, perlopiù, provenienti dal Nord
Italia, in particolare dall’area metropolitana di Milano. Mediamente una ragazza
esercitava nella casa per 10 massimo 15 giorni, se gradita, dopodiché veniva sostituita in
modo da mantenere alta l’attenzione dei clienti abituali sempre alla triste ricerca di
“novità”;
5) i clienti delle due case erano sempre e solo uomini, di qualsiasi età. Sono stati contati,
mediamente, 15 clienti al giorno per ogni singola casa. Basti pensare che le utenze
intercettate in uso alle ragazze hanno registrato, in media, tra le 1.500/2.000 chiamate al
mese in entrata ad opera di potenziali clienti. Il costo medio di una prestazione sessuale è
risultato essere di 50,00 Euro, con prestazioni “minimali” o scontate per i clienti
“affezionati” fino ad un minimo di 30,00 Euro oppure, per richieste particolari, con costi
fino a 100,00 Euro o talvolta cifre superiori. Il giro di affari delle due case, sulla base dei
parametri sopra indicati, è stato stimato in circa 45.000,00 Euro al mese.
Sulla base dei riscontri investigativi e delle valutazioni di competenza dei Pubblici Ministeri
della Procura della Repubblica di Pisa, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di
Pisa emetteva una ordinanza di custodia cautelare personale e reale a carico dei tre soggetti
sottoposti ad indagine.
In particolare:
- ai due uomini cascinesi veniva applicata la custodia cautelare degli arresti domiciliari,
mentre alla donna cinese la custodia in carcere; - veniva disposto il sequestro preventivo delle due case.
L’esecuzione delle descritte misure e delle connesse perquisizioni personali e locali è stata
attuata dai militari della Compagnia Carabinieri di Pontedera, a decorrere dalle prime ore di
oggi 1° luglio.
Stante l’esistenza della presunzione d’innocenza, l’eventuale responsabilità delle persone
destinatarie dell’odierna misura verrà vagliata, nel corso del procedimento, dalle Autorità
competenti.

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