Omicidio Magina: arrestato un tunisino di 34 anni, altre due persone indagate

Lo comunica il Sostituto Procuratore Giuseppe Rizzo: al termine di una sofisticata e delicatissima attività investigativa si è giunti ad un’ordinanza di costudia cautelare

Livorno, 18 marzo 2024 – Il quadro di quanto avvenuto il 22 agosto del 2022, giorno in cui perse tragicamente la vita Denny Magina, è quasi completo: lo comunica l’Arma dei Carabinieri attraverso il Sostituto Procuratore Giuseppe Rizzo insieme alla squadra investigativa che ha lavorato sul caso.

Il giorno della tragedia non è stato immediatamente possibile avere un quadro generale dettagliato, ha affermato il Procuratore, a causa della fuga degli individui presenti quando il dramma si è consumato ed anche per l’iniziale assenza di testimonianze certe.

Dopo aver delimitato l’area di via Giordano Bruno, però, hanno continuato a presentarsi persone con l’intento di avvicinarsi a quella casa al quarto piano da cui Denny era caduto, in cerca di quella base di spaccio che l’appartamento occupato abusivamente era divenuto.

Attraverso i racconti di queste persone, 21 in tutto, si è quindi aperta una pista iniziale, successivamente corroborata da un video girato da due ragazze di passaggio lungo la strada proprio nel momento della caduta di Denny.

Le prove raccolte fino a quel momento non erano però sufficienti ad attribuire alcuna responsabilità; come sottilinea il Procuratore Rizzo, “Non bisogna avere fretta di trovare un colpevole, sarebbe un pessimo servizio per i cittadini”, ragione per la quale i nuclei investigativi hanno proceduto, a seguito della cristallizzazione della scena, ad una serie di indagini e analisi estremamente approfondite.

Da quanto emerso, le tracce genetiche presenti su Denny inchioderebbero due dei tre presenti nell’appartamento quel giorno; inoltre Denny recava segni di un colpo violento, un pugno che aveva lasciato l’inequivocabile impronta di un anello.

Ed è stato proprio l’anello ad inchiodare il 34enne tunisino che si trova adesso agli arresti. Oltre alle tracce di metallo rinvenute sulla ferita di Denny, corrispondenti all’anello stesso, a nulla sono servite le tante menzogne raccontate dagli indagati.

L’anello è stato infatti ricollegato al 34enne grazie ad una indagine parallela sui profili social, in particolare un video caricato su TikTok dall’arrestato in cui si vede chiaramente l’uomo indossare tale monile.

Stando quindi alle analisi, Denny si trovava appoggiato alla finestra, con le spalle rivolte verso l’esterno, quando ‘ stato colpito da un pugno del 34enne che lo avrebbe fatto cadere all’indietro; gli investigatori hanno anche dimostrato come il basso davanzale avrebbe potuto fare da fulcro ad una persona dell’altezza e della corporatura di Denny.

Infine, le tracce genetiche trovate sulle caviglie di Denny farebbero pensare che i due tunisini che stavano di fronte a Denny potrebbero aver provato ad afferarlo per non farlo cadere.

Il movente non è ancora chiaro, ciò nonostante le prove presentate sono state ritenute dal giudice competente “incontrovertibili”, portando dunque all’arresto del 34enne per omicidio preterintenzionale (morte conseguente ad aggressione) e caricando gli altri due indagati di gravi capi d’accusa
Tutti gli indagati hanno precedenti per spaccio, e in particolare il 34enne arrestato era già noto come persona violenta; i due tunisini sono stati trovati uno nel bergamasco e l’altro Udine.

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