Campi solari ed eolici nelle campagne, Monni: “Condivido la preoccupazione di Coldiretti”

Monia Monni, assessore regionale all’ambiente, risponde all’allarme di Coldiretti Toscana sulla possibile proliferazione nelle campagne toscane di pannelli fotovoltaici e pale eoliche al posto di campi coltivati e pascoli

“Sul tema dei campi solari ed eolici condivido le preoccupazioni di Coldiretti e voglio ringraziare la sua presidente Letizia Cesani per la serietà con cui le ha poste. Da parte nostra, abbiamo posto la questione in tutti i luoghi e in tutte le sedi di discussione, ma il Governo è rimasto sordo alle nostre proposte”.

Così Monia Monni, assessora regionale all’ambiente, risponde all’allarme di Coldiretti Toscana sulla possibile proliferazione nelle campagne toscane di pannelli fotovoltaici e pale eoliche al posto di campi coltivati e pascoli.

“Il punto – sottolinea Monni – è programmare e governare una conversione ecologica che sia anche giusta, che sappia stare in equilibrio con il paesaggio e che non eserciti concorrenza nei confronti dell’agricoltura, perché, soprattutto di fronte ai cambiamenti climatici che rendono ancora più duro trarre reddito dalla terra, è facile cedere alla tentazione del profitto derivante dall’installazione di campi solari ed eolici, ma certamente non è sostenibile uno sviluppo che non tiene conto della necessità di garantire la sicurezza alimentare. Come non è pienamente sostenibile una conversione che poggia su atteggiamenti predatori, che concentrano la produzione in mano a pochi grandi player che spesso non lasciano niente ai territori e alle comunità”.

“Per questo – continua l’assessora – crediamo fermamente che nelle comunità energetiche risieda una parte della risposta, perché possono in parte contrastare speculazioni e concentrazioni e perché la produzione diffusa, che sa rendere la comunità parte del processo di conversione, è certamente anche la forma più democratica ed equa della produzione energetica. Una cosa deve essere chiara: per un compiuto processo di decarbonizzazione, che rappresenta un obiettivo strategico sia dal punto di vista ambientale che da quello etico e morale, non sono sufficienti gli impianti sui tetti. Serviranno impianti fotovoltaici a terra, pale eoliche, centrali idroelettriche e geotermiche. E realizzarle certamente cambierà il nostro paesaggio, ma senza questa trasformazione, senza aggiornare il concetto di conservazione e tutela paesaggistica con le politiche di contrasto ai cambiamenti climatici, alla lunga questo patrimonio meraviglioso cambierà inesorabilmente fino ad andare perso”.

“Il punto è governare queste trasformazioni – conclude Monia Monni – e per farlo servono strumenti legislativi e amministrativi adeguati. Abbiamo chiesto al Governo di fornirci un obiettivo di produzione da fonti rinnovabili da installare, lasciando che siano le Regioni, assieme ai Comuni, a valutare la qualità progettuale e a decidere dove farlo. Ma il Governo non ci ha ascoltato, scegliendo la strada più accentratrice e meno condivisa: si è arrogata decisione di identificare le aree idonee, senza peraltro averle ancora rese note, generando quindi un vuoto di competenze e strumenti che spiana la strada ad avventurieri e speculatori. Non solo questo provocherà danni al territorio, ma diffonderà una percezione ostile nei confronti della conversione ecologica, che potrebbe mettere seriamente in discussione gli obiettivi da raggiungere”.

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