Zona 30 km/h: nessuno la vuole ma tutti la desiderano

L’esperimento partito a Bologna dimostra come sia possibile guidare responsabilmente e senza stress

Il frenetico incremento degli incidenti stradali ha dimostrato come la fretta e l’incuria di chi sta al volante sia alla base dei ferimenti, talvolta le morti, di chi si mette alla guida.

Bologna si è fatta apripista di un progetto certamente vessato, ma che sta incontrando progressivamente il parere positivo sia dei cittadini che di coloro che abitualmente devono affrontare il traffico quotidiano per forza di cose.

Va sottolineato che l’esperimento riguarda le zone nevralgiche del centro, e che l’intenzione di base sarebbe quella di ridurre l’impatto acustico e ambientale, e dare impulso alla viabilità alternativa quali ciclabili e mezzi elettrici.

I primi dati dell’esperimento, benché accompagnati da numerose critiche, parlano chiaramente di un addolcimento riguardo allo stress stradale; a minor velocità, vale a dire, si presta un minor consumo di attenzione e quindi di pressione psicologica.

A ridotta velocità, va da sé, si riducono sensibilmente i rischi di incidenti: è possibile prestare maggior attenzione e la curva dei riflessi è enormemente avvantaggiata.

Sindaci di grandi città quali Sala (Milano) hanno dichiarato inapplicabili la zona 30 per i loro territori di competenza, ma viene da chiedersi: è sempre necessario correre?

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