Dal 2020 vigono norme che permettono pratiche di più ampio respiro

A partire dal 2020, grazie ad un decreto, è possibile per un commissario favorire uno specifico contendente durante gli esami pubblici.
Vien meno, vale a dire, il reato di abuso di ufficio, e questo viene messo nero su bianco dall’amministrazione nazionale: qualora si favorisca un dato contendente, il favoreggiamento non sarà considerato tale.
Questo già avviene a causa di falle nella normazione, ed ora la Corte di Cassazione la rende legittima, in barba alle frequenti polemiche riguardo la meritocrazia.
L’abuso d’ufficio, infatti, è difficilmente dimostrabile, e nei concorsi pubblici in fattispecie vengono lasciati alla discrezione dei commissari, i quali avrebbero il compito di valutare l’effettivo svolgimento e compimento delle prove assegnate.
In mancanza di norme specifiche è dunque possibile far vincere un concorso a chicchessia, purché sia “figlio di”; insomma, un ritorno al nepotismo.

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