“Purpureus terrae” è la prima opera del 35enne Pedreschi, noto a molti concittadini nella sua veste di barman

Livornese sanguigno, Nicolò Pedreschi, 35 anni, adesso abita e lavora a Firenze, ma ha passato quasi tutta la vita a Livorno, tra la Scopaia e la Leccia.
Molti l’hanno conosciuto dietro al bancone della vecchia Bodeguita (poi divenuta Makutu), dove svolgeva il mestiere che ancora svolge, il barman.
E molti tra coloro che già lo conoscevano da prima sono rimasti stupiti sapendo che aveva infine realizzato qualcosa di inaspettato: la pubblicazione di un romanzo sotto l’egida dell’ editore Albatros Il filo.
La presentazione ufficiale, prima vera uscita per Nicolò, è avvenuta il 24 luglio scorso presso “Il fiorino sull’Arno”, sui lungarni del centro di Firenze. Con Alessandro Rella come relatore, fotografo professionista, Nicolò ha esposto per la prima volta davanti a un pubblico il frutto delle sue idee e della sua passione, nata durante il periodo di lockdown che ha spinto Pedreschi a raccogliere tutte le idee che negli anni aveva mentalmente collezionato.
Il libro in questione è “Purpureus Terrae” (editing a cura di Giacomo Iacobellis): noir sci-fi dal tono sofisticato e conciso, dai richiami clarkiani e il sapore di un classico alla K. Dick, il taglio che lo scrittore livornese impone è efficace quanto sintetico, visualmente coreografico e costellato di oscuri riferimenti.

La storia si ambienta in un futuro lontanissimo, in un’ambientazione che ad un’analisi superficiale potrebbe ricordare l’universo di Dune ma che si rivela vivere di vita propria, senza scadere nella trappola del “già visto”. La trama si si dipana a partire dal più classico stereotipo del noir: un omicidio che nasconde molti misteri, la cui soluzione potrebbe interrompere gravi eventi costantemente sul punto di verificarsi, in un susseguirsi di vicende e colpi di scena in grado di creare tensione e aspettative.
E le aspettative vengono continuamente generate: attraverso gli occhi del personaggio principale, anch’esso frutto stereotipato dei canoni noir ma non per questo privo d’una straordinaria profondità, il lettore viene trascinato come in un gorgo oscuro popolato da incubi e ingiustizie, paure e speranze, in un corollario perpetuo d’umanità e tecnologia le cui condizioni si fanno sempre più esasperate, in un crescendo di domande e di rivelazioni spesso scomode, contornate da profonde riflessioni sociali e sulla natura delle persone e del potere.
Ma non vogliamo rivelare altro di questa piccola gemma, che senz’altro merita attenzione trattandosi del primo lavoro di un giovane dalle idee molto chiare.
Attendendo che Nicolò possa presentare il suo lavoro anche nella sua Livorno, consigliamo caldamente la lettura di “Purpureus Terrae” a tutti, appassionati o meno del genere distopico e noir.

Lascia un commento