Il grido dei gestori: “Se muore il mercato muore tutto il centro”

Ci sono 40 banchi sfitti su 160 e in molti non sono in regola con le concessioni, mentre il bando per le assegnazioni sembra scomparso

Lo scenario è quanto meno sconsolante, perché se a fronte delle aperture pomeridiane o serali si pensava che il nostro mercato coperto si rivitalizzasse, dopo questi pochi anni sopravvive solo Le Vettovaglie come attività commerciale aperta anche la sera; mentre tutti gli altri tentativi sono andati a vuoto e ormai la crisi è realtà, si fa fatica ad arrivare in fondo al mese e in molti non riescono a pagare il canone di concessione. Si abbassano le saracinesche alle 14 e non si conta un sabato pomeriggio festivo o pre festivo aperto. Ci sono 40 banchi sfitti su 160 e la situazione è in stallo perché il bando di assegnazione dei banchi che viene emanato dall’amministrazione comunale e che permetterebbe un ricambio per chi volesse aprire un’attività dentro il mercato, viene continuamente rimandato.

I problemi da risolvere: manutenzione, igiene, spazzatura, somministrazione, no food, sicurezza e i pagamenti

I clienti non ci sono, i turisti che scendono dalle navi da crociera la mattina vengono portati a Pisa in pullman e quando tornano nel pomeriggio trovano il mercato chiuso, le casalinghe ormai come categoria praticamente non esistono più e la mattina la gente che va a lavorare non viene al mercato a fare la spesa. A mancare sono i banchi di somministrazione diretta (street food) e i cosiddetti banchi no food. Tutto possibile sulla carta ma nella realtà i tentativi fatti sono quasi tutti naufragati. L’entrata di via Buontalenti rimane chiusa la sera per problemi di sicurezza poiché all’esterno secondo le autorità ci sono troppi delinquenti e spacciatori, ma in questa maniera le aperture serali perdono visibilità.

Fino a due anni fa la direzione del mercato era presso gli uffici del piano superiore della struttura, adesso tutto è stato spostato presso Palazzo Comunale e manca una presa diretta della situazione, a farne le spese sono la manutenzione e tutti i servizi, come le pulizie e la vigilanza, perché l’assenza di un controllo e di una presa diretta della situazione ha creato una lacuna. Il tutto mentre tra poco sarà obbligatoria l’iscrizione al Consorzio e già si levano le prime critiche, perché in molti sono indietro con i pagamenti della concessione e tra quelli che invece pagano c’è chi chiede che sarebbe più giusto partire tutti alla pari. Per l’iscrizione al Consorzio si pagherà 190 euro, per la concessione invece chi paga eroga una somma che oscilla tra le 250 e 450 euro o anche di più, dipende dalla tipologia banco. Questo è il quadro della situazione, fatto grazie a chi tra i gestori ha avuto voglia di far sentire la sua voce.

“Sì al Consorzio ma dobbiamo partire tutti alla pari”

Tra chi ha voglia di denunciare la situazione c’è Gretel, originaria di Milano, da pochi anni dentro al mercato, che col suo banco vende origami: “L’immagine è desolante e mette depressione, dietro ai banchi sfitti si accumula di tutto, oggetti, spazzatura, sporcizia, cassette e altre attrezzature abbandonate da anni perché i banchi abbandonati vengono utilizzati come magazzino. Da via Buontalenti entrano topi e piccioni. Il bando per le nuove assegnazioni va fatto subito e bisogna fare entrare giovani che abbiano voglia di lavorare. Il mancato incasso da parte del comune di chi non paga le concessioni è un danno erariale che grava sulle spalle di tutti. Con il Consorzio obbligatorio adesso bisogna mettere tutti in regola. Intorno è il deserto e in consiglio comunale non se ne parla del mercato, ma se muore il mercato muore tutto il centro. Pulizia e manutenzione sono tabù, la spalletta sugli Scali Saffi è stata risistemata solo dopo che abbiamo minacciato di fare il compleanno alle transenne. Il camion della spazzatura in sosta tutto il giorno davanti all’entrata di via Buontalenti e i sacchi di immondizia abbandonati tutto il pomeriggio lato Scali Saffi con il caldo sono maleodoranti e fanno scappare i clienti, non è così che si invita il cliente ad entrare”.

“La colpa è di chi gestisce la situazione da fuori”

Tra chi ha voglia di parlare anche una commerciante storica, da più di 20 anni dentro al mercato, che però vuole restare anonima. La sua posizione è meno radicale ma lo stesso negativa: “Che il mercato sia in crisi siamo tutti d’accordo, speriamo che cambi qualcosa con il Consorzio. Secondo me è il comune che ha difficoltà a gestire la struttura, noi ci stiamo provando ma è difficile. Per far venire più clienti anche da fuori Livorno servono più segnalazioni e pubblicità da parte dell’ufficio del turismo. I bandi devono essere valorizzati, non si può fare una concessione l’anno. Non me la sento di parlare male di chi lavora qui dentro, c’è gente che da anni si sveglia alle quattro del mattino per aprire i banchi, la realtà è che siamo nelle mani della politica, di chi sta sul “seggiolone” e gestisce la situazione da fuori”.

Stefano Fesu di Siamo Fritti: “In troppi non pagano”

Tra i più arrabbiati c’è anche chi dopo anni di onorata carriera all’interno del mercato ha deciso di andarsene e aprire fuori, è il caso di Stefano Fesu, livornese di 60 anni gestore del ristorante friggitoria Siamo Fritti, che ha aperto esattamente accanto al mercato, vicino allo storico tortaio Gagarin: “Me ne sono andato a causa degli orari di apertura e per la scarsa professionalità. Stare aperti anche la sera era diventato impossibile. Il mercato sta fallendo, le casalinghe non esistono più e il ritmo tempo lavoro dei clienti ormai col mercato aperto solo la mattina sta facendo chiudere tutto. Solo tre o quattro attività lavorano forte, il resto chiude. È impossibile fare manutenzione, vigilanza, pulire i bagni. La volontà è dell’amministrazione che dovrebbe imporre gli orari. Da imprenditore dico: facciamo morire questa struttura così bella? Come cittadino potrei andare a fare la spesa da un’altra parte ma come imprenditore dico che la colpa è della politica, di coloro che gestiscono la struttura. In tanti, troppi non pagano. Che mi ricordi solo un banco è stato sgomberato dopo ben sette anni che non pagava ed è stato trattato come se fosse un latitante, ma non è colpa sua ma di chi permette questo stato di cose. Perché non tolgono tutte le baracchine di metallo qua fuori e non le mettono all’interno? Così restituiamo la piazza ai residenti per i parcheggi, perché dentro al mercato manca solo che ci passino gli autobus, mi verrebbe da scherzare. Tutta la zona deve essere chiusa al traffico, noi abbiamo chiuso la strada per tre giorni di eventi e spettacoli e abbiamo ricevuto solo controlli alla ricerca di multe invece!”

“Il problema è che ai livornesi il pomeriggio piace andare al moletto”

Tra i nuovi e tra chi vorrebbe aprire dentro al mercato c’è anche chi, sfinito dalle attese del nuovo bando per le concessioni e dalle false promesse ha deciso di rinunciare e aprire fuori. È il caso della vineria Nomadé che ha aperto da poco in via Goldoni, con vini e prodotti tipici e locali, un concetto commerciale che avrebbe dovuto essere un punto forte del mercato. Il gestore è il romano Fabio Ernetti di 42 anni che dichiara: “Di fatto la scelta giusta sarebbe stata quella di ampliare lo street food, quello che volevamo fare noi. Ma sono stato otto anni appresso a bugie e false promesse da parte dell’amministrazione e cosa avrei dovuto fare? Abbiamo deciso di aprire qui in via Goldoni e le cose stanno andando bene. Peccato, perché il mercato di Livorno è splendido ed è il più grande d’Europa dopo la Bouqueria di Barcellona. Secondo me il problema è che ai livornesi piace un po’ troppo passare i pomeriggi al moletto invece di lavorare”.

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