Nell’intenzione di procedere con l’attività dell’inceneritore, sono emerse irregolarità e lacune a tutto danno dell’ambiente

Il trattamento dei rifiuti a Livorno ha subito enormi cambiamenti negli ultimi anni; queste metamorfosi sarebbero state tese, almeno nelle intenzioni, ad andare incontro alla sempre più crescente richiesta di attenzione all’ambiente, ma i dati sembrerebbero invece portare nella direzione opposta.
Risale infatti al mese scorso la Conferenza dei Servizi, convocata dalla Regione Toscana, sulla base della richiesta di Aamps di autorizzare la continuazione dell’attività dell’inceneritore.
Ebbene, secondo i verbali trasmessi, la Regione avrebbe decretato la documentazione trasmessa da Aamps gravemente lacunosa: non solo sarebbe del tutto insufficiente per una valutazione; ma addirittura l’azienda non avrebbe neppure pagato gli oneri istruttori.
Persino il Comune di Livorno, attraverso i suoi uffici, ha rilasciato come dichiarazione che: “essendo la documentazione incompleta e non esaustiva, non consente di predisporre il contributo definitivo del Comune.”
La conclamata assenza di progettualità da parte di Aamps, unica responsabile in quanto a costruzione di un piano, si è quindi tradotta in una serie di valutazioni assai severe da parte della Regione:
- manca la documentazione attestante il rispetto delle prescrizioni e disposizioni previste dalla normativa ambientale;
- manca una valutazione integrata dell’inquinamento prodotto dall’impianto;
- non è stato depositato il piano di emergenza interno, da consegnare alla Prefettura;
- mancano le informazioni sull’approvvigionamento idrico e sul piano di gestione delle acque meteoriche contaminate e non contaminate;
- manca il piano di gestione in caso di incidenti;
- manca il piano di dismissione dell’impianto.
La Regione denuncia inoltre che l’inceneritore non rispetterebbe da almeno 4 anni l’indice di efficienza energetica (R1), classificandolo non più come impianto di recupero ma come impianto di smaltimento, al pari delle discariche. La violazione in questo senso è resa più grave dal fatto che, nonostante tutto, abbia continuato a ricevere quantitativi di rifiuti superiori alla propria classificazione.
In aggiunta, secondo ASA mancherebbe anche un piano di rientro nei parametri per gli scarichi nella fognatura pubblica e di gestione delle acque.
ARPAT non è stata meno severa nel dichiarare che molti guasti all’impianto siano imputabili ad uno scorretto smaltimento di materiali inidonei all’incenerimento.
Ancor peggio dal momento che l’inceneritore di Livorno riceve rifiuti da tutta Italia, risulta del tutto assente l’impianto di controllo radiometrico, ovvero la rilevazione di materiale radioattivo.
Di fronte a questo disastro, i vertici di Aamps e della Holding Retiambiente hanno null’altro che dichiarato di essere “preoccupati.”
Nonostante queste gravissime inadempienze, l’attività continua a svolgersi normalmente in attesa dell’adempimento da parte di Aamps delle sopracitate lacune, motivo per il quale sono stati gli stessi cittadini a muoversi attraverso il Coordinamento Provinciale Rifiuti Zero, che adesso chiede un tavolo di discussione con gli Enti coinvolti.
Lo stesso Coordinamento si è espresso via social, attraverso il link in calce.

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