Mr. Green, una battaglia continua per Livorno e l’ambiente

Non si ferma neppure in estate il concittadino Francesco Stefanini, in arte Mr. Green, nella sua missione contro il degrado e l’incuria

Non pare esserci limite all’inciviltà di chi si sbarazza dei propri rifiuti senza cura alcuna dell’ambiente o, quantomeno, del decoro: questo è il messaggio costante e, purtroppo, quotidiano, che ci trasmette Mr. Green.

Francesco ”Mr. Green” Stefanini non si limita infatti a ripulire la città dai mozziconi abbandonati, spesso aiutato dalla giovanissima attivista Nina Palermo: i suoi obiettivi sono molto spesso nella aree periferiche di Livorno, laddove in assenza di controlli vengono scaricati rifiuti di ogni genere, pericolosi per la salute e l’ambiente.

Soltanto pochi giorni fa Francesco ha rinvenuto un barile abbandonato nei pressi di Via di Popogna, il quale conteneva ancora tracce residue di gasolio; se questo pare già abbastanza, c’è da sapere che in realtà la lista è sfortunatamente lunga.

I resoconti che Mr. Green fornisce parlano di un mondo sommerso, nascosto negli angoli più reconditi della nostra città in cui concittadini (e non) vanno ad abbandonare rifiuti senza alcun controllo. La lista dei ritrovamenti è incredibilmente varia: oltre alla classica immondizia domestica e all’incuria di chi lascia plastica e contenitori alimentari sparsi in giro, Francesco ci racconta di aver rinvenuto materiale di ben altro ordine di grandezza e di impatto ambientale.

Stampanti, frigoriferi, pneumatici, scarti edili, pezzi di auto, motorini rubati e ridotti a brandelli. La lista è considerevole e inquietante.

Le foto in calce sono solo alcune di quelle scattate negli ultimi giorni nell’area di Porta a Terra, ma la questione coinvolge l’intera provincia.

Francesco si sta battendo per risolvere questa piaga, e come lui altre associazioni operano sul territorio; oltre alle opere di pulizia, queste persone costituiscono anche una sorta di organo di controllo ambientale, e la loro richiesta è semplice. Occorrono più controlli istituzionali se non l’installazione di telecamere che, oltre a fungere da deterrente, potrebbero aiutare a colpire rapidamente i colpevoli di questo scempio ambientale.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.