Il corteo dei no green pass, tra l’apertura del sindaco e la provocazione (inascoltata) degli studenti

500 le persone scese in piazza contro il green pass, l’incontro con Salvetti e gli slogan all’Iti
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Erano circa 500 le persone che si son ritrovate in piazza del Municipio per manifestare contro il green pass. Al grido dei consueti slogan ascoltati in questi giorni di <No green pass> e <Libertà, libertà, libertà>, i partecipanti dopo un primo giro sotto la prefettura, son tornati sotto il Comune chiamando il Sindaco a scendere in piazza e a confrontarsi con loro. Luca Salvetti non si è fatto attendere accompagnato da altri rappresentanti della giunta e ha accettato il confronto con i manifestanti.

Non è stato facile per il primo cittadino riuscire a parlare, con le parole spesso coperte da fischi e urla dei presenti al corteo; è volata anche qualche offesa. Ma ciò nonostante, il sindaco è riuscito a far comprendere che era li nel rispetto delle opinioni di tutti, chi si vaccina e chi no, ma ha ribadito che le leggi vanno comunque rispettate. Il faccia a faccia ha avuto anche un suo ulteriore sviluppo quando i manifestanti hanno chiesto al sindaco di ricevere una delegazione “qualificata”, composta anche da medici e professionisti appartenenti al loro movimento d’opinione.

Il corteo dei manifestanti si fermano e tentano di trascinare nella manifestazione anche gli studenti dell’ITI.

Il sindaco si è dichiarato d’accordo, annunciando chela giunta e ha ricevuto in piena pandemia medici e professionisti che hanno
dato il loro contributo nella fase cruciale della pandemia, salvando molte vite, come ad esempio il dott. Sani. Il corteo poi ha continuato il suo percorso, fermandosi sotto il Tribunale per raggiungere anche Via Galilei dove i manifestanti hanno alzato ulteriormente il volume e i toni dei loro slogan con l’intento esplicito di tentare di trascinare nella manifestazione anche gli studenti dell’ITI.

E questo è stato uno dei momenti a dir poco più strumentali dell’iniziativa, non foss’altro per il sacrificio a cui i giovani sono stati costretti per lunghi mesi di lockdown e di didattica a distanza. Ma il problema si è risolto da solo: nessuno degli studenti e del personale della scuola ha raccolto la provocazione.

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