Non tardano ad arrivare le prime reazioni dellla politica con questo comunicato del circolo Federazione Comunista Ilio “Dario” Barontini – Livorno
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del circolo Federazione Comunista Ilio “Dario” Barontini – Livorno

“Rissa in centro: immigrazione, criminalità, vivibilità e ordine pubblico, cosa ne pensano i comunisti.
Dopo mesi siamo tornati alla vita “normale”, e come era ovvio immaginarsi, oltre alle riaperture e alla ripresa dell’economia formale, è ripartita anche quella informale, anch’essa bloccata da mesi di lockdown e chiusure, con annesse tensioni, problemi e regolamenti di conti.
Sia il centro sia alcuni quartieri nord della città sono da tempo saturi di situazioni al limite, nelle quali spesso, non esclusivamente ma spesso, e va detto, sono implicati molti stranieri. Da marxisti non possiamo esimerci dall’analizzare e giudicare questi fatti, per non finire nel girone dei buonisti ipocriti e scambiare l’aspirazione del miglioramento della società, che vale per tutti, italiani e non, con danzare sui fatti di cronaca per farne politica spicciola. La destra difatti da sempre specula su questi episodi con atteggiamenti lontani dalla nostra idea di politica, dimenticandosi che nei comuni dove governa, poi, le situazioni di degrado sono analoghe.
Un esempio può essere Pisa dove nonostante l’amministrazione locale della Lega sia andata al potere con belle promesse di pulizia, ogni giorno è il medesimo far west, ed il sentore generale è che sia addirittura peggio di prima; così come non vogliamo fare come chi, dall’altro lato, ovvero una certa sinistra, minimizza e giustifica perché vincolata da tabù che nei paesi socialisti di oggi sono ormai stati spazzati via da decenni.
Da comunisti non possiamo non reputare ogni attività anti-sociale un crimine verso la comunità di appartenenza, siano esse commesse da italiani, stranieri o oriundi, indistintamente. Il problema non sta nell’etnia che compie il crimine ma è nell’attività in sé e in chi la conduce, a prescindere dalla provenienza, dalla religione o dal colore della pelle di chi agisce. Bisogna però rendersi conto del meccanismo che genera il tutto, e che poi rimpiazza continuamente la manovalanza di una certa criminalità attingendo agli ultimi anelli della catena sociale, reperendo manovali disposti a tutto spesso tra gli immigrati. Il problema tuttavia rimane sempre andare alla radice, ai vertici, e non ai prodotti finali, i rami che sono facilmente rimpiazzabili. La soluzione di “mandarli tutti a casa” per azzerare la criminalità è ovviamente fallace, un motto che purtroppo ha un certo appeal in alcune masse, ma che non tiene conto di come gira oggi il mondo globalizzato, lo stesso che genera questa situazione perché ne trae profitto.
L”integrazione, questa sconosciuta, in un paese dove il lavoro è pressoché inesistente, è una chimera a meno che non si accetti di finire al sud a raccogliere pomodori per 10€ al giorno a colpi di voucher, come quello promossi dalla Bellanova (compagna e sindacalista de noantri) con una regolarizzazione che magari scade a fine raccolto. Lo è ancor più in una città come la nostra, in profonda crisi economica da anni, dove si moltiplicano solamente compro oro, sale slot, e attività oscure tramutate da bar e altro, che anche un cieco percepisce ambigue.
Mettiamoci quindi che, considerata la burocrazia e le leggi, per un immigrato di venti o trent’anni che arriva in Italia, anche volendo scegliere di vivere onestamente e guadagnando assai meno che facendolo in una certa maniera, questo diventa impossibile nei fatti, quindi non gli rimane che fare il soldato della criminalità, per essere magari marchiato al primo fermo, e con decreto di espulsione sulle spalle (fittizio perché mai eseguito), resta a vita vincolato in Italia a questa attività, suddivisa tra il carcere e la strada (ecco come nasce l’esercito di manovali delle grandi criminalità).
Ma questa è ovviamente la spiegazione del meccanismo, che contestualizza e non giustifica, il quale messo insieme a problemi che creano i flussi migratori: sviluppo diseguale del mondo, guerre, indebitamento di alcuni paesi, appoggio a governi compiacenti con l’occidente per l’approvvigionamento di risorse e materie prime (chiamasi neocolonialismo) ci dà il senso della misura del grande disegno della globalizzazione, che passa da questi atti come da fenomeni come la delocalizzazione, quindi un problema preso nella sua interezza e non solo della fase finale della metastasi.
“Ma questi sono ragionamenti sofisticati”, direbbe qualcuno, invece no. Questo è il problema, complesso, guardato nella sua interezza, al quale dobbiamo rispondere oggi, da comunisti o non, considerando che politicamente questa è l’analisi da fare per tentare di cambiare le condizioni che lo generano, guardandolo con gli strumenti della politica (per il resto c’è, o ci sarebbero, le forze preposte). Una necessità che va di pari passo a quella di migliorare la società per dare delle risposte concrete e non rendere la criminalità una soluzione a portata di mano e vantaggiosa per alcune fasce di popolazione a cospetto di chi vive onestamente e si spacca la schiena, quindi vorrebbe non svegliarsi nella notte in una faida tra gang. Ragionamento quindi che non esclude né giudica la reazione umana di chi abita in queste zone e desidererebbe – legittimamente – tutt’altro che un’ analisi politica, magari un bazooka come ha scritto qualcuno.
Viviamo in una città che ha fatto dell’immigrazione e delle comunità che l’hanno fondata una virtù, ovviamente però sfruttando una grande opportunità di lavoro come i traffici portuali, ma è indicativo ripeterlo oggi per capire che chi arriva in un posto cerca il primo ufficio di collocamento disponibile, e quando quello della criminalità è il primo, la risultante è scontata. Ed è assai noto che a Livorno non arrivarono “stinchi di santo”, tuttavia ebbero una possibilità, che una volta accettata significava integrazione, una volta rifiutata galera. Perché del resto le livornine non furono di certo un disegno buonista e cosmopolita, nel senso frikkettone del termine, ma una mera strategia economica per attrarre traffici e genti.
Ecco da comunisti oggi dobbiamo tenere la barra dritta su questi concetti. Giudicando i fatti e chi li commette senza indugi, poi analizzando il contesto e le condizioni per le quali si verificano, guardandoli dritti negli occhi e senza fare troppi sconti, ma senza nemmeno creare pregiudizi sulle categorie in maniera ossessiva, per racimolare voti soffiando su paure e odio, raccontando magari di avere la soluzione (Pisa Docet). Perché se quaranta tunisini erano in mezzo di strada a menarsi, vanno arrestati subuto, ma non è detto che quello che si incontra domattina al bar sia uno di loro. Detto ciò noi manteniamo il giudizio su di loro, ma diciamo che siccome è un problema di ordine pubblico c’è chi deve agire, indagare e reprimere. Perché quasi sempre la politica si accusa a vicenda senza mai nominare (o pestare i piedi) a chi ha gli strumenti ed il ruolo per agire, come accade invece spesso purtroppo fuori dalle fabbriche, talvolta ai cortei delle scuole, nelle piazze o negli stadi (ma la celere in Italia si muove solo per questo?). Così come va portata tutta la solidarietà a chi abita in certe zone, e va iniziato a porre il problema nell’agenda della gestione, politica e non solo, della città, senza fare sconti a nessuno.
Detto ciò, ricordiamo che Marx diceva che l’uomo è il prodotto della società nella quale vive, e non viceversa, quindi per trasformare l’uomo dobbiamo trasformare prima la società. Questo significa per noi fare politica. La cronaca non riguarda tutto ciò ma solamente il conteggio degli effetti di quello che ha creato il capitalismo, quel sistema contraddittorio che in occasioni come queste vorrebbe una repressione feroce, ma quando parla di sistemi come quello cinese, ad esempio, notoriamente libero da episodi di criminalità diffusa come quello in oggetto, o come quelli che si vedono in molte metropoli occidentali, fa piagnistei sulla tremenda dittatura che scheda i terroristi islamici uiguri.
La differenza tra un comunista e un destrorso poi, però, è che il comunista non generalizza mai, quindi rivolge la sua solidarietà a chi abita in quella zona e il totale disprezzo a chi ha reso la serata di ieri un far West, senza estenderlo gratuitamente ad altri.
Questo è l’unico commento politico che viene necessario.”
Federazione Comunista Ilio “Dario” Barontini – Livorno
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