Vittorio L’Indiano, il DJ che ha fatto ballare tutti

Il noto DJ dai lunghi capelli si racconta in una lunga intervista, questa la prima parte

Il noto DJ dai lunghi capelli si racconta in questa bella intervista.

A chi ha i capelli bianchi, tanti o pochi, il nome di Vittorio Risaliti, in arte “Vittorio” L’Indiano, evoca tanti bellissimi ricordi, quelli della giovinezza, della spensieratezza, magari dei primi baci, con in sottofondo la musica sapientemente mixata da Vittorio, in uno dei tanti locali in cui il capelluto DJ ha lavorato. Adesso è in stand by causa Covid, ma continua ad amare questo mestiere, e posta con frequenza interessanti Live sulla sua pagina Facebook e sulla piattaforma dedicata Mix-Cloud. Abbiamo trascorso con lui un bel pomeriggio, e ci ha concesso questa bella intervista a 360°

Da cosa nasce la tua passione per la musica, e per la Disco in particolare?

“Risale da lontanissimo, pensa che ad appena 7 anni scelsi di comprarmi il primo album di Gary Glitter con la paghetta settimanale (3800 lire) . Ho avuto l’opportunità di conoscere la musica disco grazie a mio fratello più grande; ascoltava Funky Soul e Rock, e mi ha fatto conoscere gruppi mitici come i Temptations, i Commodores, i Deep Purple e gli Slade.

Dalla metà degli anni 70 andavo ogni sabato sera con i miei genitori, all’Atleti, dove si ballava il liscio, ed all’interno della serata c’era una parentesi Disco di mezz’ora per dar modo alle orchestre di rifiatare.

In casa mia poi, c’era sempre aria di festa; avendo una sala molto grande, ogni occasione era buona per ballare, per cui mi diventò quasi naturale iniziare a comprare i dischi.”

Quali sono stati i locali nei quali hai lavorato che ricordi con maggior piacere?

“Sono ormai 40 anni che lavoro, per cui sono molti, in Toscana, ma anche nel resto d’Italia ed all’estero, e di ognuno ho un ricordo particolare, ma quelli che mi hanno dato più soddisfazioni sono quelli in cui sono riuscito a dare una mia impronta, sia artistica che commerciale.

In primis “Il Ciucheba”, ma anche “Le Spianate” a Castiglioncello. Posso ricordare poi il “Frumpy”, dove mi ritrovai una console quasi in mezzo alla pista, “L’Imperiale” a Tirrenia, in cui, nel ‘90, ebbe inizio la storia con la musica di “tendenza”.

E poi tanti altri: il “Kajà” a Firenze, il “Norman’s” all’Isola d’Elba, con il lancio della techno, allora sconosciuta sull’isola, il “Faruk”, in Versilia, quando, nell’estate del ‘91, ebbi l’idea di radunare alcuni artisti e musicisti per proporre un modo diverso di fare serata, “La Barcaccina” a Vada, un vero club underground, l’”Iradei” a Castiglion Fiorentino, il “Sol Y Sombra” a Vada…

Ci sono poi state quelle che io chiamo imprese impossibili: una balera, uno stanzone all’interno di un capannone che tutti denigravano in fase progettazione che dopo appena tre mesi di vita era colmo, ogni Domenica sera, di 2500 persone, provenienti da ogni parte della Toscana, stiamo parlando della “Villa del Colle”, una impresa paragonabile a quella del “Sopravento” di Rosignano Marittimo dove siamo passati da 40 a 500 persone in poco tempo.

Mi piace anche ricordare la collaborazione con alcuni pub, in particolare il “Vernice Fresca” ed il “Bliss” di Johnny Parker .”

Tu sei stato artefice del grande successo del “Ciucheba”, che ricordi hai a che sensazioni provi adesso a vederlo così decadente?

“C’è una data dell’anno che non smetto mai di ricordare e festeggiare, ed è il 5 ottobre! Fu il giorno del 1986 in cui Mauro Donati mi confermò alla guida della nuova dancefloor sulla terrazza.

Io provenivo da una stagione estiva alla “Zattera” di Donoratico e, precedentemente, dal servizio militare che mi aveva “segato le gambe” dal punto di vista artistico-lavorativo.

Grazie al suggerimento di Graziano Bani, che era il dj storico della discoteca sottostante, ebbi l’opportunità di lavorare all’interno di un locale per cui ho sempre avuto grande ammirazione.

La fiducia che mi diede Mauro, venne ripagata dai risultati ottenuti, già nel breve periodo; infatti, per varie cause (inaugurazione delle “Spianate”, prezzi troppo alti) il locale era in netta flessione, tanto che quando arrivai per la prima serata di Sabato (4 ottobre), con l’inaugurazione della pista superiore, non riuscimmo a riempire nessuna delle due piste, proprio per la scarsa affluenza.

In quegli anni non esistevano pr, ma cercammo di inventare ed organizzare una nuova serata, la scelta cadde sul Giovedi, stampammo dei biglietti ed iniziai ad invitare tutta la gente che conoscevo per la prima serata del 22 ottobre… il risultato fu che sabato, 10 giorni dopo, esibimmo il cartello esaurito all’ingresso, ed il Giovedi arrivammo a 1300 presenze; ma la cosa più bella era che in tutto il periodo della mia permanenza al Ciucheba ho avuto piena libertà espressiva- musicale spaziando in una miriade di generi, riuscendo a far ballare anche l’impensabile, come il suono di un carillon (!!).

Un’altra cosa piacevole è che ero attorniato da collaboratori e dipendenti, di fatto una grande famiglia allargata. Quante volte ci siamo ritrovati per una spaghettata notturna all’interno del locale stesso, facendo mattina.

E, per ultimo, anche la soddisfazione di aver conosciuto e fatto anche ballare una serie di personaggi conosciutissimi che frequentavano il locale. Adesso, vederlo in quelle condizioni è un pugno al cuore, anche se mi tornano in mente le tante belle sensazioni vissute in quel periodo.

Ogni tanto Mauro ha organizzato qualche festa in ricordo del Ciucheba, e sono ancora contento e orgoglioso di rispondere alla sua chiamata per poter rivivere, anche solo per una piccolissima parte, i ricordi di quella Storia bellissima.“

Altri due locali mitici nei quali hai lavorato non esistono più, l’ “Imperiale” di Tirrenia e “Le “Spianate” di Castiglioncello

“Partiamo dalle Spianate; lì ho continuato quanto avevo fatto al “Ciucheba” con la differenza che, essendo considerato un locale estivo, ti ritrovavi con più di 3000 persone in estate e con qualche centinaio in inverno.

La mia più grande soddisfazione è stata di averlo fatto funzionare bene anche nei mesi di Aprile e Maggio, ricordando sempre che al tempo non esistevano le pubbliche relazioni.

E un’altra differenza era che la musica stava cambiando e questo si iniziava a sentiva durante le mie serate. Quando poi arrivai all’“Imperiale” la musica per me era già cambiata, la chiamavamo di tendenza, proponevamo un genere che nella maggior parte delle discoteche non esisteva, solo il “Movida” a Jesolo ed, in parte, “La Cicala” in Versilia, avevano una programmazione simile alla nostra.

Il tutto nacque dalla voglia di cambiamento da parte di “Robertino” Pannocchia, che con la precedente gestione commerciale non aveva ottenuto grandi risultati, e decise inizialmente di coinvolgere nel progetto alcuni personaggi ed organizzatori provenienti da altri locali: mi riferisco all’“Associazione Deposito” di Pisa, che già proponeva un genere musicale alternativo con Enrico Viola, e altri come Robi J e Gabry, assieme ad altri organizzatori provenienti dalla Liguria e Alta Versilia.

Il mio ingresso avvenne un paio di mesi dopo, quando mi vennero affidate le serate del Venerdi e della Domenica: la musica che noi proponevamo era principalmente Techno, musica più particolare, differente dalla House che passavano negli altri club, e differente dalla musica più commerciale che veniva usata in tutti gli altri locali nel resto d’Italia.

Avevamo una clientela che arrivava da varie parti della Toscana e dalle regioni limitrofe, e mi stupii molto quando vidi che c’era gente della riviera romagnola.

Purtroppo, al ritorno dalla mia stagione estiva, trovai un nuovo direttore artistico con cui ebbi una divergenza riguardo al genere musicale da proporre; lui preferiva il genere House più morbido e cantato, cosa di cui si è poi ricreduto nella scelta l’anno successivo perché non funzionale al locale stesso, ma ormai io stavo lavorando in altre discoteche.

Di questa esperienza ho sensazioni contrastanti, praticamente mi sembrava di essere solo in mezzo a migliaia di persone sole!“

Il tuo percorso musicale è passato attraverso varie fasi e varie tipologie di musica, ce lo racconti?

“Quando parlavo di “tendenza”, intendevo proprio una parte della mia carriera artistica. Tendenza a livello musicale significa, per me, una sorta di incipit di una nuova moda, una visione aperta anche a ciò che avviene lontano da noi per riproporlo dove non è conosciuto, anche a costo di imbattersi in qualche difficoltà nel farla conoscere.

Ho iniziato nel 1980 con il Funky e la Disco, ma l’anno dopo sono stato attratto dall’Afro, la musica elettronica, il Brazilian Jazz, la musica Etnica, erano tempi in cui i locali nei quali si suonavano questi genere, in Toscana, erano davvero rari.

Anche quando arrivò l’House in Italia, nella primavera dell’86, non è stato semplice far comprendere questa nuova musica ed andava centellinata. Nel 1990 sono stato un antesignano, insieme a pochi altri, della musica Techno.

Un genere musicale che in breve è poi esploso.

Siccome dopo un po’ di tempo ho bisogno di nuovi stimoli per andare avanti, nel ’92, assieme alla musica House Garage e Tribal, iniziai a passare musica Caraibica, come la Salsa e il Merengue, e non ti dico come mi infamavano le persone in pista, le stesse che ora vanno regolarmente a scuola di ballo e nelle serate Latine!

Nel proseguo degli anni ho continuato anche con questo genere fino ad arrivare alla fine degli anni 90 con un nuovo cambiamento; la riproposizione del Funky e della Disco Music anni 70-80, genere che oramai viene diffuso dovunque.”

CONTINUA

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