Livorno incapace di attrarre investimenti: 68 aziende fallite nel 2020

Un’attenta analisi sulle cause dell’attuale stallo socio economico di Livorno del Dottor Massimo Cappelli ex dirigente Eni ed ex presidente di AAMPS
Livorno incapace di attrarre investimenti: 68 aziende fallite nel 2020
Fonte Comune di Livorno.Livorno incapace di attrarre investimenti: 68 aziende fallite nel 2020

Nei giorni scorsi il quotidiano IL TIRRENO ha pubblicato un lunghissimo e impietoso elenco di aziende che sono fallite nel 2020. Ben sessantotto imprese, tra le quali anche nomi che avevano svolto la loro attività economica sul nostro territorio per molti anni. Una perdita di ricchezza non solo per i proprietari e per chi ci lavorava, ma per tutta la città. Ogni attività industriale o commerciale induce, a cascata, altre attività lavorative ad essa direttamente o indirettamente collegate, ed è così che una città può crescere o decrescere.

Un semplice indicatore che, …

…con oggettività, ci dice se una città è in crescita o decrescita, è il numero dei suoi abitanti. Se si produce ricchezza e ci sono occasioni di lavoro la città cresce, diversamente si assiste ad una riduzione della popolazione. Agli inizi degli anni ottanta (31 Dicembre 1981) gli abitanti di Livorno erano 175.589, al 31 Dicembre 2000 si erano ridotti a 161.288, nel 2020 sono ulteriormente scesi a 157.024. Una decrescita costante, in parte sicuramente influenzata anche dai cambiamenti sociali riguardanti il nucleo familiare, ma determinata principalmente dalla progressiva deindustrializzazione della città con conseguente mancanza di occasioni di lavoro e impoverimento complessivo.

Le due grandi attività che, sin dal periodo anteguerra, hanno sostenuto l’economia livornese sono state il porto, con i suoi traffici e commerci, e l’industria. Quest’ultima, per molti anni è stata incentrata su aziende di stato o da esso partecipate. La rivoluzione avvenuta in questo settore, la crescente privatizzazione, la necessità di stare sul mercato in maniera concorrenziale, la dimensione sempre più globale di certe attività, hanno determinato uno scenario diverso, meno protetto dove minori sono state le capacità di sopravvivenza per molti settori. Ultimamente poi, lo scatenarsi della pandemia Covid ha assestato il colpo di grazia. E la realtà di un crescente impoverimento si sta ancor più manifestando.
Davanti a questo scenario le Amministrazioni locali passate e presenti avrebbero potuto fare di più per limitare il danno? Penso di si.

A mio modesto avviso…

… la ricerca di investitori, la promozione del territorio, il mettere in campo una iperattività su questi temi, avrebbero dovuto essere e dovrebbero essere assillo costante di chi ha pensato di porsi alla guida della città. Purtroppo la sensazione, forse sbagliata, è che verso la classe imprenditoriale e commerciale non ci sia quella apertura che ci dovrebbe essere. Nei confronti di chi è disposto a rischiare i propri denari sul territorio non c’è un atteggiamento sempre favorevole. Sembra che spesso la cultura del NO abbia pervaso anche chi istituzionalmente ha il compito di provvedere ai propri amministrati in una logica di sviluppo e non solo di assistenza.

Persino in uno scenario così disastrato, assistiamo così alle difficoltà che vengono create ad una importante azienda, determinante per l’economia cittadina, disposta ad investire centinaia di milioni per la trasformazione dei propri impianti. Il riferimento ovviamente è alla Raffineria ENI. Mentre altri due grandi investimenti, quelli riguardanti la Darsena Europa e il nuovo Ospedale, sembrano procedere con una lentezza da lumaca.

Ogni giorno dovrebbero partire solleciti e inviti a concludere quei processi burocratici che evidentemente hanno rallentato e stanno rallentando il tutto.

Aggiungo che una certa tristezza mi pervade quando leggo le periodiche occasioni di lavoro pubblicate dal quotidiano locale, dove principalmente si offrono lavori collegati alla apertura di pizzerie, bar o nella migliore delle ipotesi supermercati. Sembra che le problematiche di sviluppo della città siano collegate, ad esempio, all’apertura dell’Esselunga. Intendiamoci, tutte più che dignitose occasioni di lavoro ma la crescita di una città è collegata, a mio modesto avviso, a ben altre cose.

Se questo non lo si capisce allora arrendiamoci alla decrescita (in)felice.

Questo purtroppo sembra ormai aver pervaso molti, nella indifferenza di molti altri.

Massimo Cappelli

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