Odissea al tempo del Covid delle palestre

Viaggio nel dramma economico delle disposizioni anticontagio del Governo
Odissea al tempo del Covid delle palestre
Odissea al tempo del Covid delle palestre

Livorno, 28 dicembre 2020 – Abbiamo intervistato Daniele Furlani gestore della palestra Jungle Gym, per conoscere e comprendere meglio il grande disagio degli operatori del settore in questa loro Odissea al tempo del Covid. Parte subito forte Daniele

“All’estero le palestre sono state chiuse ma diversamente da noi il sostegno economico è arrivato immediatamente, invece noi aspettiamo ancora i ristori … Sono state fatte solo tante vuote promesse. Voglio precisare che, se fossero arrivati i sostegni economici, sarebbero stati esigui rispetto ai nostri incassi dichiarati. Poi c’è la leggenda dei prestiti a fondo perduto e a tassi agevolati … ma appunto è solo una leggenda”

– un attimo di pausa e riprende –

“ci hanno fatto chiudere senza far arrivare questi ristori e non sappiamo ancora esattamente quando riapriremo, mentre le spese correnti come acqua, luce e gas continuano a correre. Rimane la perplessità del motivo per cui ci hanno fatto chiudere, abbiamo investito tanto per far allenare in sicurezza i nostri clienti e non c’è stato un numero rilevante di contagi nelle palestre. Poi rimane la perplessità, a maggior ragione in quanto i medici dicono che allenarsi fa bene, mentre il Governo afferma il contrario.”

Come dovrebbero ripartire le palestre?

“Dovrebbero semplicemente contingentare maggiormente il numero degli atleti che possono entrare, così da evitare situazioni di rischio. In questa maniera l’impatto economico sarebbe sopportabile e non devastante come adesso. Il rischio è che all’apertura le spese pregresse, sommate alle nuove, siano troppo gravose da sostenere, se un’azienda non ha le spalle coperte, sempre che si riesca ad arrivare alla riapertura.”

Per il futuro?

“Stesse regole per tutti; mi spiego meglio, oggi esiste una giungla dove alcune associazioni sportive sono realtà aziendali mascherate. Tutti dobbiamo avere lo stesso status giuridico, pagare le stesse tasse, avere gli stessi oneri previdenziali … in questa maniera sarebbero garantiti tutti gli operatori del settore. Poi non si possono più vedere palestre una attaccata all’altra, devono essere stabiliti dei criteri geo-spaziali”

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