Vendemmia amara per la filiera, una crisi tutta in salita ed il vino resta invenduto

Una vendemmia di ottima qualità ma la crisi morde il comparto e l’intera filiera

foto di Vito Copogna

Una vendemmia di ottima qualità ma la crisi morde il comparto e l’intera filiera.

La raccolta dell’uva 2020, nonostante il CoVid-19 e la poca acqua pluviale è in positivo, ma è altrettanto vero che poi il vino va venduto e la crisi, portata dall’emergenza sanitaria, morde il comparto e l’intera filiera.

La vendemmia è in corso, è di ottima qualità e con una produzione toscana che potrebbe raggiungere i 900 mila quintali per 630 mila ettolitri comprensiva del -20% deciso dal consorzio.

Le prospettive

Le prospettive dei vigneti toscani sono state condizionate dal clima, poiché l’uva ha bisogno di giornate di sole, giuste temperature, buone escursioni termiche tra il giorno e la notte e acqua irrorata.

La stagione climatica è stata nel complesso positiva, ideale, che tradotto significa uve quasi ovunque sane e limitate malattie nelle vigne.

Per le principali aree DOC Toscana si prospetta una produzione di Brunello di Montalcino intorno ai 210 mila quintali di uve, in calo del -20%, mentre per il Chianti Classico, in piena emergenza anti- covid , il raccolto 2020 sarà probabilmente inferiore del 5 -10 %.

Le parole dell’amministratore delegato della Tenuta Frescobaldi Lorenese

“Se la vendemmia 2020 fa ben sperare – ha evidenziato l’ amministratore delegato della Tenuta Frescobaldi Lorenese, Federico Falossi – è altrettanto vero che poi il vino va venduto e, purtroppo, la crisi per Covid-19 non ha certo aiutato quest’anno il comparto e l’intera filiera.

Dovrà essere compito di tutti, Regione Toscana inclusa, dedicarsi con forza ancora maggiore alla promozione nei mercati internazionali dei nostri vini di qualità.

Per centrare questo obiettivo sarà però necessario operare in squadra, coinvolgendo quindi cantine, consorzi e Istituzioni”.

Da parte sua, Falossi ha ricordato quanto sia importante per il comparto vitivinicolo operare al fianco di tecnici preparati, in grado di cogliere le sempre nuove esigenze del vigneto, determinate anche dai cambiamenti climatici.

Come per altre produzioni agricole, anche la viticoltura dovrà sempre più puntare sulla “precisione agronomica”, e su questo fronte l’impegno del settore non mancherà, perché la “viticoltura di precisione”, rappresenterà sempre più un percorso irrinunciabile.

I consumi di Vino in Italia scontano gli effetti della pandemia con la chiusura dell’Ho.Re.Ca (Hotellerie-Restaurant-Café).

Le stime di Nomisma Wine Monitor

Al primo semestre, secondo le stime di Nomisma Wine Monitor – Nielsen, il bilancio è quello di uno “spostamento” consistente verso gli acquisti in GDO, (Grande Distribuzione Organizzata) e online, cresciuti rispettivamente del 9% e 102% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Benchè sia stato consistente lo sviluppo del canale on-line nelle vendite di vino, il rapporto a valori tra e-commerce e GDO è ancora di 1 a 16.

Le vendite in GDO hanno registrato performance più alte per i vini rossi (+10%) e per gli spumanti secchi (+13%).

Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini (Uiv) prevedono una buona vendemmia in tutto il Paese, anche se resta la preoccupazione dei produttori sul fronte prezzi e tenuta dei mercati.

Sarà sicuramente una vendemmia in condizioni particolari, dal punto di vista sanitario, nel rispetto delle regole del distanziamento sociale e della sanificazione degli ambienti di lavoro.

Con un inevitabile riduzione di manodopera a favore di metodi meccanizzati.

La seconda metà del 2020 dovrà̀ essere dedicata a un altro fronte strategico aperto con le istituzioni: quello della promozione.

Su questo punto hanno condiviso le misure di gestione dell’emergenza, distillazione e vendemmia verde, ma non è quello il trampolino per il futuro.

Servono all’oggi, ma la ripartenza deve passare da altri punti strategici: promozione, investimenti, sostegno ai consumi, turismo e misure per la competitività delle nostre imprese.

Analisi sul primo semestre di vendite della Coldiretti.

Le vendite di vino italiano nel mondo sono in calo del 4%, mai successo negli ultimi 30 anniDa un’analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi cinque mesi dell’anno, le vendite di vino italiano nel mondo sono in calo del 4% nel 2020 con una storica inversione di tendenza che non ha precedenti negli ultimi 30 anni a causa delle difficoltà registrate dalla ristorazione in tutto il mondo per l’emergenza coronavirus.

Un dato preoccupante dopo il record storico di 6,4 miliardi fatto segnare lo scorso anno per le esportazioni di vino Made in Italy.

La vendemmia 2020 infatti, è la prima segnata dagli effetti della pandemia mondiale, delle tensioni commerciali internazionali con la minaccia dei dazi e della Brexit con l’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna che è stata, per lungo tempo, il principale cliente del prosecco, il vino italiano più esportato nel mondo.

Con quasi 4 cantine italiane su 10, circa il (39%), fanno registrare difficoltà a seguito dell’emergenza e occorre intervenire rapidamente per sostenere le esportazioni, alleggerire le scorte, ridurre i costi e tagliare la burocrazia.

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