Norme poco conosciute (o taciute?) che rendono sorprendenti (e incomplete) le campagne referendarie basate sul risparmio per il bilancio statale

E’ innegabile, buona parte della campagna referendaria a favore del SI per la riduzione del numero dei parlamentari punta ad enfatizzare il risparmio sul bilancio dello Stato e quella a favore del NO, oltre ad evidenziare i danni alla rappresentanza democratica, cerca di porre in evidenza la tesi contraria sul “risparmio irrisorio”. C’è un gap in tutto questo. Nessuno mette in evidenza le storture esistenti tra enfatizzare, da una parte, o contrastare, dall’altra, un ipotetico risparmio e la presenza di disposizioni che, invece, costano moltissimo alla collettività, socialmente e come politica di welfare, e incidono altrettanto sulla fiscalità generale che fa fatica a far quadrare i conti, oggi più che mai.
Per ovvie esigenze di spazio, prendiamo un solo tema come esempio e, nello specifico, una norma che riguarda l’incidenza fiscale sugli sportivi, che non sono solo gli atleti, ma anche i preparatori atletici, i procuratori, gli allenatori, i direttori tecnici, ecc. (operanti “all’interno” di attività rientranti tra quelle delle federazioni aderenti al Coni). Non è un tema nuovo, ad esser sinceri, e questo intervento non è certamente a carattere politicamente strumentale perché interessa (quasi) tutti, ma impossibile non farlo riaffiorare quando qualcuno parla di risparmio sui conti dello Stato oppure quando si parla di lotta all’evasione per migliorare i conti dello Stato.
Era dicembre 2019 e gli organi di stampa tecnici annunciavano “Un paradiso fiscale per lo sport – Imponibile al 50% per i professionisti, al 70 per i non professionisti” (Italia Oggi, n.305, pag.30, 28.12.2019). Erano gli effetti del “Decreto Crescita”, Decreto Legge 30.04.2019, n.34, Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi (si, avete letto bene “risoluzione di specifiche situazioni di crisi”).
L’articolo era alquanto chiaro:
“Dal 2020 l’Italia diventerà uno dei paesi fiscalmente più accoglienti del mondo per gli sportivi. Frutto, in particolare, dell’agevolazione introdotta dal decreto crescita (dl 34/2019) che prevede una detassazione del reddito imponibile del 50%, valida per cinque anni, in favore degli sportivi professionisti che decidano di trasferirsi in Italia dopo aver trascorso almeno due anni all’estero (e che abbiano in mente di mantenere la residenza almeno per un biennio). L’agevolazione sale al 70% per i non professionisti (addirittura al 90 nel caso decidessero di trasferirsi in una regione del Mezzogiorno).
L’incentivo, come detto, entrerà in vigore dal prossimo 1° gennaio ma non è l’unica agevolazione di cui possono godere gli sportivi che vengono in Italia: infatti, per i redditi che vengono prodotti all’estero, gli atleti potranno decidere di pagare un’imposta forfettaria di 100 mila euro all’anno. (…)
Le società italiane, quindi, dal prossimo anno avranno un sostanziale sconto nel caso decidessero di acquisire un atleta da un campionato estero. Secondo i numeri messi insieme dallo studio Gabetti, basandosi su uno stipendio netto di due milioni di euro, le società potranno avere uno sconto di circa 1 milione di euro. Infatti, per uno stipendio netto di 2 milioni fino a oggi i costi in capo alla società si aggirano intorno ai 3,5 milioni di euro, con un costo di 1,49 milioni di Irpef. Con la nuova agevolazione, i costi in capo alla società saranno ridotti a 2,54 milioni, con un aggravio Irpef di 539.270 euro”.
L’agevolazione si può prolungare per ulteriori cinque anni, se per i lavoratori con almeno un figlio a carico e di altri cinque, se diventano proprietari di un immobile residenziale. Potenzialmente, quindi, quindici anni.
Nel 2020 (Italia Oggi, n.203, pag.31, 29.08.2020) abbiamo: “Il fisco italiano attira gli atleti – Regimi agevolati fino al 90% della base imponibile – Il mix tra sponsor e Decreto Crescita rende l’Italia una sorta di paradiso fiscale per gli sportivi“.
Una norma simile, detta (impropriamente) “Flat tax per i Paperoni stranieri”, fu introdotta con la Legge di Bilancio 2017 ed entrata in vigore nei primi mesi di tale anno. In sintesi, la norma prevede una imposta sostitutiva e forfettaria pari a Euro 100mila, e pari a Euro 25mila per ogni familiare, sui redditi prodotti all’estero e a favore di coloro che trasferiscono la residenza in Italia. Si tratta di una opzione tacitamente rinnovata di anno in anno, mentre gli effetti cessano, in ogni caso, decorsi quindici anni dal primo periodo d’imposta di validità (si, avete letto bene, per “quindici anni”).
Questa norma, però non era, non è stata e non è “conveniente” per “i calciatori e gli altri sportivi professionisti stranieri che vengono a giocare in Italia:
se non hanno molti redditi esteri, per loro può essere più vantaggiosa la detassazione del 50% introdotta dal decreto Crescita del 2019 (Dl 34), applicabile per cinque anni dal trasferimento nel nostro Paese e rinnovabile a certe condizioni per altri cinque anni” (Il Sole24Ore, 27.08.2020).E’ sempre stato detto che queste norme non sono state emanate “per fare cassa”, ma il concetto è che, a parere di chi scrive, devono essere poste a confronto con quelle norme che riguardano i cittadini, con le proposte politiche, con le scelte di chi fa politica, ecc., ecc..
Detto questo, occorre dire che le misure agevolative rivolte alle persone fisiche che trasferiscono la residenza in Italia per svolgere un’attività lavorativa, o anche prescindendo dallo svolgimento di una attività lavorativa, sono diverse e, nello specifico ad integrazione del “Decreto Crescita” del 2019, abbiamo:• gli incentivi previsti per il rientro in Italia di docenti e ricercatori residenti all’estero (Articolo 44, D.L. n. 78/2010);• il regime fiscale rivolto ai “contro-esodati” (Legge n. 238/2010);• il regime speciale per lavoratori impatriati (Articolo 16, D.lgsn. 147/2015);• il regime opzionale di imposizione sostitutiva per i nuovi residenti (Articolo 24-bis, DPR n. 917/1986, introdotto dall’articolo 1, comma 152, legge n. 232/2016).
Norme, per lo più, indirizzate ad attrarre risorse umane in Italia, non certo a rendere ancora più agevole la tassazione a chi già gode di privilegi, certamente meritati, ma altrettanto certamente con posizioni diverse da semplici lavoratori.
Ma, a quanto pare, dato che probabilmente “qualcuno” non si sentiva particolarmente soddisfatto di pagare così poco oppure aveva una situazione reddituale che lo escludeva da così convenienti agevolazioni, “qualcun’altro” ha pensato bene di creare una norma ancor più conveniente nel corso del 2019. Ma non solo, quanto sopra descritto, anche in termini di agevolazione per le società, non è stato ritenuto sufficiente e, quindi, per il 2020 “qualcosa si può fare”.
Infatti, nel 2020, ecco l’articolo 81, DL 104/2020, “Decreto agosto”, a introdurre una nuova norma agevolativa che consente di convogliare ulteriori flussi finanziari al mondo dello sport consentendo a tutti coloro che sponsorizzeranno (leggere “fare mera pubblicità”) le società sportive (professionistiche e non solodilettanti, sport “povero”) di ottenere un credito di imposta pari al 50% della sponsorizzazione, ovviamente con determinati requisiti.Trattasi di incentivi a destinare risorse finanziarie allo sport, nel quadro generale sopra esposto e che agevolano sportivi stranieri, spesso già ultra milionari.
Ognuno ne tragga le proprie conclusioni.
Come ultima considerazione, quindi, possiamo affermare come risulti evidente quali siano le reali necessità per parlare di “incidenza sul bilancio dello Stato” e riflettere di come, purtroppo, quello che incide veramente (e il caso illustrato non è unico nel panorama generale) non venga mai dettagliato a chi deve poi decidere effettivamente e, quando fatto, è distribuito non in quella enfasi che, non raramente, è risultata veramente uno grande spreco di energia, ma non certo in termini di distrazione.
Pur considerando che il paese abbia certamente bisogno di riforme, rimane difficile prendere seriamente in considerazione l’idea che quanto proposto dal referendum (taglio dei parlamentari) possa essere veramente chiamata “riforma”, maanche la definizione di “miglioramento” risulterebbe forzata rispetto ad un concreto ed effettivo taglio indirizzato agliemolumenti oppure a normative che rendano sempre più poveri i poveri e sempre più ricchi i ricchi con una sempre più ampia forbice sulla reale distribuzione del reddito, come ormai tutti hanno certificato essere in corso e a discapito dell’abolizione della povertà più volte annunciata.
Per questo motivo, senza alcuna volontà di strumentalizzazione politica, ma solo rendicontando e assemblando i fatti di cronaca riportati nel tempo dagli organi di informazione, un invito a completare la lettura da questo blog può contribuire ad una ulteriore analisi sul tema.
Dott. Mirco Comparini
Commercialista
Revisore Legale
Giornalista Pubblicista
Stay Tuned
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