La polizia Postale è sempre attiva sui tentativi di frode online

Fonte Polizia di Stato
Stanno arrivando sulla casella di posta elettronica delle email dal contenuto malevolo. Questa volta le email fraudolente simulano comunicazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate e invitano gli utenti a prendere visione di un documento.
Non aprite l’allegato. Si tratta di un trojan studiato per rubare le credenziali bancarie, carte di credito e dati sensibili delle vittime.
La Polizia postale consiglia sempre di verificare l’attendibilità delle fonti e, nel caso di dubbi, di segnalare al portale dedicato.
Questo appena raccontato si aggiunge ad altri tentativi di frodi online sventate questa settimana
Frodi informatiche: “operazione last chain” della Postale, 13 arresti
Un giro di affari illegali di oltre 20 milioni di euro l’anno era il frutto di frodi informatiche e riciclaggio attribuite a un’organizzazione criminale transnazionale scoperta dalla Polizia postale con il coordinamento della procura della Repubblica di Genova.
7 Luglio 2020 – I poliziotti del settore Financial cybercrime della Polizia postale, in collaborazione con Eurojust, Europol e la Polizia rumena, hanno eseguito 13 arresti. Gli investigatori hanno eseguito questo intervento tra Italia e Romania, oltre a diversi sequestri di ville, appartamenti, automobili, esercizi commerciali e denaro contante.
Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip di Genova a conclusione di un’indagine durata oltre 2 anni che ha permesso di delineare tutta l’attività criminale dell’organizzazione nel campo del cybercrime finanziario.
L’organizzazione si avvaleva di hacker bene addestrati ed operanti dalla Romania che mettevano in atto le frodi informatiche attraverso l’acquisto di beni e servizi su portali di e-commerce per l’affitto di inesistenti case-vacanza. In alcuni casi, invece, utilizzavano il phishing informatico attraverso la diffusione di virus destinati alla sottrazione di password e dati personali. Questi venivano inviati utilizzando false email oppure mediante siti-clone, apparentemente identici agli originali. Portali web creati al solo scopo di carpire codici e dati personali.
Una volta portate a termine le frodi subentrava la necessità di “ripulire” il denaro “guadagnato” illegalmente.
Due cittadini rumeni di 52 e 49 anni residenti a Genova, con le rispettive mogli, tutti formalmente disoccupati, gestivano, a Genova, una rete di procacciatori incaricati di reclutare, tra le persone più bisognose, prestanome disposti a mettere a disposizione, dietro un modesto compenso, la loro identità per l’apertura di moltissimi conti correnti.
Su tali conti confluivano centinaia di bonifici, frutto delle truffe, da tutto il mondo. Dai conti correnti poi veniva decurtata una percentuale del 35-40% trattenuta in Italia a titolo di provvigione per il servizio reso.
Infine, dei “corrieri” ritiravano il denaro (noti alle polizie internazionali col termine di “Money Mules” letteralmente “Muli di denaro”). I complici lo nascondevano nelle cosiddette “carrozze” (furgoni, pullman o autovetture proprie o prese a noleggio) con cui trasportavano il contante in Romania.
Fonte Polizia di Stato – Olivia Petillo
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