Livorno, viaggio nel mistero della Case di Salute, con Monica Pecori

Correva l’anno 2007 e l’allora Ministro della Salute Livia Turco immaginò un modello di assistenza territoriale, la Casa di salute, che permettesse da un lato il superamento del modello assistenziale “ospedalecentrico” e dall’altra un maggiore coinvolgimento del medico di famiglia.
Immagine composita da Fotografie di repertorio

Questi insieme ad altri medici e professionisti della salute (infermieri, terapisti, operatori della diagnostica, assistenti sociali) avrebbero provveduto alla presa in carico del paziente già dal suo domicilio per occuparsi di tutti quegli aspetti di salute:

  • diagnostici,
  • riabilitativi,
  • di prevenzione e
  • cura delle cronicità
In grado di assicurare così l’assistenza al di fuori degli ospedali, dedicati principalmente alla gestione dell’emergenza e delle malattie acute.

Nella finanziaria dello stesso anno furono stanziati 10 milioni di euro per la sperimentazione che prevedeva una casa di salute ogni 5.000/10.000 abitanti.

L’allora assessore alla salute della Regione Toscana Enrico Rossi (oggi Presidente della Regione dal 2010) si dichiarò entusiasta del progetto. Così partì con la realizzazione delle prime case di salute a Castiglion Fiorentino e ad Empoli.

Nel 2014 la Regione annunciava la realizzazione di 52 case di salute nel territorio toscano e la previsione, a regime, di 120; numero ovviamente ancora lontano, oggi, dalla realtà.

Livorno ovviamente mantiene il suo ruolo di “Cenerentola della sanità Toscana” anche su questo aspetto; delle 4 case di salute programmate e annunciate negli anni da Regione Toscana e dai vari direttori generali della Usl (prima ASL 6 ora UslNordovest), ad oggi, nessuna traccia.

La prima casa di salute già finanziata nel 2014 con fondi ministeriali (6.5 milioni di euro) è ferma al trasloco delle attività del poliambulatorio (dove dovrebbe sorgere) all’ex padiglione pediatria. Sull’altra (via del Mare) svetta un cartello arrugginito di inizio lavori sulle macerie del distretto che ovviamente è chiuso da anni. Delle altre due si è persa anche la cognizione di dove dovrebbero essere realizzate. Questo dopo il salvifico dietrofront sulla scellerata proposta dell’ex sindaco Nogarin e dell’ex responsabile di zona distretto Dr. Giustarini. Infatti smaniavano dal realizzarne una all’Ipercoop. Questo accadeva con somma gioia dell’immobiliare privata che già pregustava il pagamento di un canone di affitto da parte della USL (e quindi da noi cittadini) per l’utilizzo dei suoi locali. Peraltro c’è da sottolineare fossero non rispondenti ai requisiti di legge previsti per le strutture sanitarie).

Un “NO” al progetto più volte evidenziato anche dalla sottoscritta in consiglio regionale.
In sostanza ora la situazione è questa:

In barba ai buoni propositi della ex ministra, tanto acclamati negli anni da Regione, Usl e amministrazione comunale, Livorno (e quindi 160.000 cittadini) non solo non possono beneficiare di alcuna casa di salute ma hanno perso anche una buona metà dei distretti ai quali potevano rivolgersi sul territorio. Così di fatto è stata smantellata ogni struttura presente in centro città, riducendo l’offerta territoriale a due soli distretti e un poliambulatorio all’interno dell’ospedale.

Nemmeno l’emergenza in corso, che ha bloccato per due mesi le attività territoriali ed ha evidenziato la necessità di altrettante strutture in grado di gestire la fase post emergenza (isolamento dei post acuti e contenimento dei focolai epidemici ), ha modificato lo status dormiente di una politica regionale e locale. Nessun esponente delle suddette istituzioni si preoccupa di attrezzare in tempi brevi e dignitosamente il territorio livornese con strutture socio assistenziali e socio sanitarie territoriali in grado di rispondere alle richieste di salute dei livornesi.

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