Regole su sicurezza , salute nel lavoro ma anche segnali di solidarietà su investimenti in emergenza sanitaria

Regole, Sicurezza, Lavoro,Solidarietà punti cardine di confronti serrati ma anche di spiragli di nuove indicazioni. Gli scioperi spontanei, le rassicurazioni del presidente del Consiglio sulla distribuzione di guanti e mascherine ai lavoratori ma anche la richiesta agli industriali di “garantire la massima sicurezza” di fronte al “grande atto di responsabilità” che sta compiendo chi continua ad andare in fabbrica. Giuseppe Conte incontra i rappresentanti di industriali e lavoratori per trovare una soluzione alle numerose proteste scoppiate nelle fabbriche italiane – dal Bresciano fino all’ex Ilva di Taranto – di fronte alla carenza di dispositivi di protezione e all’impossibilità di rispettare il metro di distanza nelle catene. Un incontro che ha dato indicazioni su regole , sicurezza e salute dei lavoratori
«È un risultato molto importante in una fase che impone a tutti massima responsabilità nel garantire, prima di ogni altra cosa, la sicurezza e la salute dei lavoratori e delle lavoratrici. La salute di chi lavora è per noi un’assoluta priorità che deve precedere qualunque altra considerazione economica o produttiva». Così Cgil, Cisl e Uil commentano l’intesa raggiunta con Confindustria e Confapi. «solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione». Sarà il governo a garantire il rispetto dell’intesa che prevede tra le altre cose «il possibile ricorso agli ammortizzatori sociali, con la conseguente riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, al fine di permettere alle imprese di tutti i settori di applicare tali misure e la conseguente messa in sicurezza del luogo di lavoro». Le aziende, poi, potranno ricorrere al lavoro agile, utilizzando ammortizzatori sociali e anche soluzioni organizzative straordinarie. Il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea. Sono anche previste entrate e uscite scaglionate e viene regolamentato l’accesso dei fornitori.
Secondo Annamaria Furlan, segretaria della Cisl si tratta di un «protocollo molto chiaro e dettagliato che ora va attuato in tutte le aziende ed in tutti i luoghi di lavoro. Definisce con chiarezza tutto quello che le imprese sono obbligate a fare, coinvolgendo i rappresentanti sindacali, anche utilizzando un periodo di sospensione della produzione e delle attività». Dal suo punto di vista si tratta di misure che «potranno favorire il contrasto nei luoghi di lavoro alla diffusione del virus in ragione delle specificità di ogni singola realtà produttiva e delle situazioni territoriali».
Che cosa prevede l’intesa? L’azienda «deve garantire la pulizia a fine turno e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse con adeguati detergenti, sia negli uffici, sia nei reparti produttivi. In generale deve garantire la sanificazione periodica degli ambienti di lavoro». Non è invece previsto l’obbligo di utilizzare mascherine per chi non manifesta sintomi, come previsto dall’Oms. Qualora il lavoro imponga di operare a distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è comunque necessario l’uso delle mascherine, e altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc…) conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche. E’ poi prevista la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione o, comunque, di quelli dei quali è possibile il funzionamento mediante il ricorso allo smart work, o comunque a distanza. Prevista anche la rimodulazione dei turni per evitare che le persone si incontrino. Dove è possibile, occorre dedicare una porta di entrata e una porta di uscita da questi locali e garantire la presenza di detergenti segnalati da apposite indicazioni.
Secondo Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil, «si tratta di un insieme di regole che determinano un’omogeneità di trattamento in tutte le realtà produttive e che ribadiscono, in linea con le disposizioni governative già attuate in questi giorni, il diritto alla sicurezza e alla salute e l’effettiva fruizione di quelle prescrizioni. Nella capacità di realizzare tale equilibrio c’è la chiave per rialzarsi e ripartire: noi ci crediamo e siamo pronti a fare la nostra parte». E Maurizio Landini, leader della Cgil, aggiunge: «C’è bisogno che domani il governo vari il decreto e che metta 4 miliardi sulla cassa integrazione. Abbiamo chiesto che scriva una cosa precisa: nessuno deve essere licenziato per il coronavirus. Se il governo vara questo decreto è un messaggio molto importante per non lasciare da solo nessuno»
Non solo proteste ma anche lotta in prima linea di imprese come Eni che mette in campo 30 milioni di euro per interventi in campo medico e sociale
Eni è partner unico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS per la realizzazione del COVID 2 Hospital a Roma (ex Ospedale privato Columbus), che sarà esclusivamente dedicato alla cura dei pazienti affetti da coronavirus. La struttura avrà 130 posti letto di cui 50 di terapia intensiva, nonché tecnologie avanzate nella diagnosi della malattia con RX, TAC ed ecografia transtoracica. L’ospedale sarà operativo dal prossimo 31 marzo. Nell’ambito della medesima operazione, verrà inoltre allestito un pronto soccorso dedicato ai pazienti con coronavirus all’interno del Policlinico Gemelli.
Eni è con l’Italia nella lotta al coronavirus
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