Prorio in questi giorni ENI è sotto torchio da parte del Garante della Privacy ma soprattutto da parte dell’Antitrust sulle campagne dei propri prodotti da lei definiti ‘verdi’. Siamo di fronte ad un ENIgma a Stagno della Bio-raffineria?

Ma partiamo dalla cosa più semplice, cioè la multa del Garante per la privacy, che ha applicato a “Eni Gas e Luce”. Si tratta di due sanzioni, per complessivi 11,5 milioni di euro, riguardanti rispettivamente trattamenti illeciti di dati personali nell’ambito di attività promozionali e attivazione di contratti non richiesti. A quanti di voi sarà capitato di essere disturbato in maniera insistente e negli orari più disparati da un Call Center qualsiasi?
Per punire i comportamenti non corretti…
…. Il Garante ha determinato le sanzioni tenendo conto dei parametri indicati nel Regolamento Ue, dove sono compresi: l’ampia platea dei soggetti coinvolti, la pervasività delle condotte, la durata della violazione e le condizioni economiche di “Eni Gas e Luce”.
Ma per noi l’aspetto più importante è …
… sicuramente la multa all’ENI da parte dell’Antitrust, la motivazione è così descritta: “Ha presentato come verde un diesel altamente inquinante”. Si tratta di una sanzione da 5 milioni di euro per l’ingannevolezza dei messaggi pubblicitari. La società si è impegnata a non associare più la parola “green” ai carburanti per autotrazione. In pratica sul carburante “Eni Diesel+” i messaggi pubblicitari hanno esaltato il positivo impatto ambientale del combustibile e il risparmio, in termini di consumi in maniera “ingannevole”. Il problema sui messaggi derivava soprattutto dalla confusione fra il prodotto pubblicizzato, EniDiesel+, e la sua componente biodiesel HVO, quest’ultima denominata da Eni “Green Diesel”. Questa confusione, voluta o meno che sia, ha finito con l’attribuire al prodotto nel suo complesso qualità di tutela ambientale “che, sottolinea l’Antitrust, non sono risultate fondate”.
Nei messaggi pubblicitari si utilizzavano in maniera molto suggestiva i termini “Green Diesel”, le qualifiche “componente green” e “componente rinnovabile”, e altri slogan di tutela dell’ambiente. Al di là dell’esito dell’eventuale ricorso ENI, questo ci riporta alla memoria alla Bio-raffineria a Stagno, dove i sindaci dei comuni di Livorno e Collesalvetti sono chiamati in causa per la realizzazione del nuovo impianto. Qua occorre una riflessione a beneficio della salute dei cittadini e dell’ambiente nella zona di Stagno e non solo. Al di là degli slogan c’è la dura realtà di una bonifica non più rimandabile e un rinnovamento degli impianti, non solo da parte di ENI, ma di tutte le industrie della zona. Prima di parlare di nuovi impianti va sistemato il pregresso! Un vero ENIgma a Stagno della Bio-raffineria?
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