Il 13 settembre, dalle 9.00 alle 20.00, Porta a Mare (a Livorno) si trasforma in un paradiso per nerd e appassionati di videogiochi, tra game, console e merchandise. L’ingresso è gratuito!
Immaginate una sala piena di monitor a tubo catodico che emettono un ronzio appena percettibile. Il profumo di plastica vecchia e circuiti riscaldati. E poi loro: il VIC 20, Commodore 64, lo ZX Spectrum, il Super Nintendo, il GameCube. Macchine che oggi sembrano reliquie, ma che hanno insegnato a un’intera generazione cosa significa “accendere un computer”.
Questo è il retrogaming, e questa domenica sbarca a Livorno.
Ma cos’è esattamente il retrocomputing? Non è solo nostalgia. È una vera e propria disciplina, a metà tra archeologia informatica e passione viscerale. Significa recuperare vecchie macchine, ripararle, rimetterle in funzione e — soprattutto — usarle. Perché la differenza tra un collezionista e un retrocomputerista è tutta qui: il primo conserva, il secondo gioca .
Le macchine protagoniste sono quelle che hanno definito gli anni ’80 e ’90. Il Commodore 64 e lo ZX Spectrum, nati entrambi nel 1982, sono considerati i primi veri home computer della storia . Erano scatole di plastica con processori a 8 bit e qualche kilobyte di memoria — ridicoli per gli standard di oggi, rivoluzionari per l’epoca. Su quelle tastiere, intere generazioni hanno imparato a programmare, a smanettare, a inventare.
Poi sono arrivate le console. Il Nintendo Entertainment System, il Super Nintendo, il GameCube: nomi che evocano pomeriggi interi passati davanti alla TV, joystick in mano, a salvare principesse o esplorare galassie .
Perché tutto questo continua ad affascinare?
Forse perché le macchine di una volta avevano un’anima. Non erano sigillate, non erano “intoccabili”. Si potevano aprire, modificare, capire. Come scrive un appassionato intervistato da VICE, il retrocomputing riporta l’utente “a un dialogo basilare con tutto ciò che è artificio al silicio” . Un dialogo che oggi, con smartphone incollati e laptop impossibili da riparare, abbiamo quasi dimenticato.
E poi c’è il fascino del limite. Con pochi pixel e pochi suoni, i programmatori degli anni ’80 riuscivano a creare mondi. La creatività nasceva dalla costrizione, non dalla potenza illimitata.
L’evento di Porta a Mare
Dalle 9 alle 20, l’area si riempirà di postazioni giocabili, console di ogni epoca, merchandise per veri intenditori. Non è una mostra da guardare in silenzio: è un invito a sedersi, prendere in mano un joystick e premere “start”. L’ingresso è gratuito, il che rende tutto ancora più invitante.
Che siate veterani con le dita consumate dai joystick o curiosi che non hanno mai visto un floppy disk dal vivo, l’appuntamento è uno solo: sabato 13 settembre, Porta a Mare. Il passato vi aspetta. Ed ha ancora qualche partita da finire.