Il gruppo di Rosignano Solvay aderisce alla manifestazione nazionale di sabato 5 settembre a Livorno

Livorno, 31 agosto 2026 – Al centro dell’abitato urbano di Rosignano Solvay c’è un’area verde vergine, ben venti ettari – ma lo sapete quanti sono venti ettari? – di campi a perdita d’occhio, di prati infiniti e tanti alberi, molti dei quali antichi. Un luogo destinato ad accogliere un quartiere avveniristico già nelle fantasie della classe dirigente Democratica dagli anni ’90 ma che, fino al 2022, era riuscito a sfuggire al triste destino di “case su case, catrame e cemento” toccato in sorte alle rigogliose terre su cui sono stati costruiti tutti i nostri appartamenti.
Il paradosso politico: cementificare in piena emergenza climatica
E la cosa è abbastanza incredibile se si pensa che il Politburo diessino prima – e democratico poi – si sia risolto a firmare la Convenzione che decreterà la morte di una porzione meravigliosa di verde urbano appena 4 anni fa, in piena crisi climatica, quando gli scienziati di tutto il mondo non fanno altro che scongiurarci di rallentare, quando il caldo non è mai stato così caldo e la pioggia non è mai stata così “pioggia”, e quando, di fatto, ognuno di noi ha potuto sperimentare sulla propria pelle gli effetti di almeno un evento meteorologico estremo. Che per alcuni livornesi è stato lo strazio della perdita di un familiare, di un amico o di un caro e prossimo conoscente.
L’anacronismo delle giunte locali: una scelta da boom post-bellico
Dicevamo dell’assurdità cronologica della nostra storia che, come nel caso degli Orti Urbani livornesi, ha permesso che un’ampia e preziosa porzione di verde venisse preservata fino al momento storico in cui Sindaci, Assessori e compagnia cantante avrebbero potuto apprezzarne la ricchezza. E decidere di custodirla. E invece no. Invece si decide di costruire proprio oggi, nemmeno fossimo in pieno boom post bellico.
Il valore del verde
Ma come può il Partito di governo di quelli che si considerano gli “adulti nella stanza”, mancare così tanto di visione politica da non comprendere non solo l’urgenza concreta e fattuale di preservare i polmoni verdi cittadini, ma neanche la loro portata politica, simbolica e ideale? Se i governi e le amministrazioni fossero al passo coi tempi dovrebbero attribuire un valore economico al verde pubblico e privato non, com’è adesso, in relazione alla sua edificabilità ma, piuttosto, in relazione alla capacità di abbattere il calore, di accogliere la pioggia, di offrire riparo agli animali, di contribuire insomma a mitigare almeno un po’ il disastro che stiamo imponendo al pianeta. E invece si decide di distruggerlo.
Il progetto edilizio a Solvay: 200 appartamenti, un albergo e un supermercato
Non c’è un solo motivo per essere felici né a Rosignano Solvay, né in via Goito a Livorno, del fatto che si costruiscano inutili, ingombranti e stupide case. E non c’è una sola scusa per essere distratti o disinteressati. A Solvay, poi, in questo mare d’erba che interrompe il pattern grigio e arancione di tegole e terrazzini tutti tristi nella stessa maniera e si staglia orgoglioso e rigoglioso quasi fino al mare, sono previsti non solo 200 appartamenti ma anche un albergo di cinque piani, una piscina, una scuola (che è stata ahimè già costruita), un supermercato di duemila metri quadrati con tanti, tanti, tanti flaconi in plastica colorata sugli scaffali e tanti, tanti, tanti parcheggi.
Le trappole della burocrazia: quando un parcheggio diventa “parco pubblico”
Ed è qui che arriviamo al punto: sebbene possa sembrare persino ragionevole, a Livorno, accettare la soluzione che prevede la cementificazione di una quota pari “solo” al 20% degli Orti Urbani, a fronte della destinazione del restante 80% a parco pubblico…lo sapete, vero, che nelle planimetrie urbanistiche i parcheggi a servizio possono essere considerati “parco pubblico”? E che quando il Sindaco di Livorno parla di 80% di superficie destinata a “parco pubblico” non sta necessariamente parlando di magnolie forti su cui far arrampicare i bambini, di pini fieri che regalano pigne ricolme e riparano dal sole o di canneti che suonano al vento? E forse nemmeno di aiuole aromatiche dove cogliere qualche fogliolina per l’arrosto della domenica.
Il diavolo nei dettagli: c’è bisogno di verde autentico
Perché il diavolo spesso si nasconde nei dettagli e anche nel nostro caso la carota che dovrebbe acquietare gli animi dei cittadini preoccupati è il linguaggio eufemistico della burocrazia che è in grado di tradurre “parco pubblico” là dove qualcuno può aver scritto “parcheggio”, “campo sportivo”,“edificio”. Per questo serve tutta la nostra attenzione.
Se proprio deve essere 80%, che 80% sia. Ma di verde autentico. Di vegetazione spontanea, alberi, arbusti, cespugli, siepi. Non piantumazioni giovani e sterili che non arrivano alla prima pioggia, infilzate come stuzzicadenti stitici dentro aiuole striminzite di lato ai marciapiedi.
Crisi demografica e overtourism
E poi, sopra a tutto, davvero pensiamo che Rosignano Solvay o Livorno abbiano bisogno di nuove case? La nostra è una popolazione vecchia e in diminuzione, come in tutta Italia del resto; servirebbero semmai politiche diverse dell’abitare che permettano l’accesso alla casa anche alle persone in difficoltà e che impongano un freno alla volata dei prezzi degli affitti dovuta all’overtourism. E lo stop al consumo di suolo.
I vincoli europei e la legge regionale toscana
Stop. Al. Consumo. Di. Suolo. Così come chiede l’Unione Europea con la Restoration Law e come ribadisce la Regione Toscana con la legge 65 del 2014. Santa Toscana che, per inciso, ha messo un freno alle mire espansionistiche dei Democratici di Rosignano Solvay e ha, almeno, bloccato la cementificazione di altri lotti a monte dell’H5.
Oltre le tifoserie politiche: una terza via tra abusivismo e cemento
In ultima istanza, una stoccata logica alla difesa del Pd livornese, secondo il quale molti cittadini vedrebbero di buon occhio l’interruzione dell’occupazione degli Orti Urbani, gestiti ad oggi con criteri che alcuni giudicano un po’ anarchici e poco trasparenti. Premesso che se si hanno notizie di reato si deve andare a denunciarle in Procura, quest’argomentazione stanca e fallace deve essere stoppata sul nascere.
Si può essere contrari sia all’occupazione abusiva dell’area degli Orti Urbani, sia alla sua cementificazione. In sostanza, non è automatico che chi non sta dalla parte degli occupanti stia dalla parte del costruttore. Le tifoserie hanno distrutto la politica e il buon senso: nessuno sta chiedendo all’amministrazione livornese di certificare la permanenza dello status quo; piuttosto, di assumersi la responsabilità di gestire questo luogo in un modo aperto, democratico e giusto. Ma soprattutto pubblico. Che abbia l’ardire e l’ardore di fare qualcosa di davvero innovativo e progressista, che possa rappresentare un esempio e un’ispirazione per tutte le altre città italiane che si trovano a far fronte all’urgente frattura tra proprietà privata a interesse pubblico. Urgente perché non è mai stato così necessario preservare il non costruito, e frattura perché non è mai stata così attuale la messa in discussione del primato del privato sul pubblico, soprattutto quando si parla di crisi climatica e collasso degli ecosistemi.
Per tutte queste ragioni, ci vediamo lì.
Comitato Bosco Urbano di Rosignano – Maria Giorgia Corolini

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