Orti Urbani, oltre gli slogan: cosa prevede davvero il piano e quali alternative esistono

Il caso di via Goito arriva sulla stampa nazionale con l’intervento di Concita De Gregorio su Repubblica. Ma tra “cementificazione” e “difesa del verde” c’è una vicenda urbanistica molto più complessa, che parte da lontano.

Orti urbani di via Goito a Livorno con edifici sullo sfondo
Gli Orti Urbani di via Goito a Livorno, al centro del dibattito urbanistico.

Un tema destinato inevitabilmente a dividere. Ma proprio per questo vale la pena mettere per un momento da parte gli slogan e guardare a quello che, oggi, prevedono realmente gli strumenti urbanistici.

Cosa si può costruire realmente in via Goito

L’area interessata supera i sei ettari e non è di proprietà comunale.

L’attuale Piano operativo identifica il comparto come AT.03 Via Goito e prevede un intervento residenziale insieme alla realizzazione di un parco urbano, nel quale dovrebbero trovare spazio anche orti sociali.

La superficie edificabile prevista è stata ridotta negli anni fino agli attuali 4.500 metri quadrati di superficie residenziale.

Secondo il progetto urbanistico, possono essere realizzati quattro edifici di quattro piani, mentre circa 47.450 metri quadrati sono destinati ad aree verdi. Complessivamente, circa l’80 per cento dei terreni dovrebbe essere sistemato e successivamente ceduto al Comune.

Una distinzione importante, perché parlare genericamente di “sei ettari cementificati” non rappresenterebbe correttamente ciò che prevede oggi il Piano.

Un diritto edificatorio che non nasce oggi

Anche l’origine della vicenda merita di essere ricordata.

La possibilità di edificare nell’area di via Goito non è una decisione nata con l’attuale amministrazione comunale. Le previsioni urbanistiche risalgono a molti anni fa e furono confermate, con modifiche, anche nel 2017.

L’attuale Piano operativo ha ulteriormente ridotto la capacità edificatoria portandola a 4.500 metri quadrati.

Nel giugno scorso, dopo diversi tentativi di vendita andati deserti, l’impresa Frangerini si è aggiudicata all’asta i terreni per 1,16 milioni di euro. La procedura deve tuttavia essere completata con il saldo e gli adempimenti previsti.

La richiesta del Comitato

La posizione di chi difende gli Orti Urbani è altrettanto chiara: l’obiettivo non è semplicemente conservare gli appezzamenti coltivati oggi esistenti.

Il Comitato chiede che nell’intera area non venga realizzato alcun nuovo edificio e che i sei ettari rimangano completamente verdi.

Ed è qui che la vicenda entra nella sua fase più complessa.

Perché tra quanto previsto dal Piano urbanistico e la richiesta di conservare integralmente l’area esiste una distanza che può essere colmata soltanto attraverso strumenti amministrativi e urbanistici concreti.

Tra le ipotesi avanzate nel dibattito ci sono state l’acquisizione pubblica dei terreni oppure il trasferimento della capacità edificatoria verso altre aree già urbanizzate.

Soluzioni possibili da discutere, ma che necessitano di verifiche tecniche, economiche e amministrative.

Il caso nazionale, la soluzione resta livornese

L’intervento di Repubblica porta inevitabilmente maggiore attenzione sulla vicenda. Ma, al di là della lettura nazionale, il nodo rimane tutto livornese.

Da una parte c’è un patrimonio verde che una parte della città considera ormai irrinunciabile. Dall’altra esistono una proprietà privata, un’asta giudiziaria e previsioni urbanistiche che consentono una determinata edificazione.

Stabilire quale equilibrio sia ancora possibile non spetta agli slogan.

Nei prossimi mesi saranno invece gli atti, le eventuali trattative e le scelte dell’amministrazione a dire se esista ancora una strada diversa da quella già prevista dal Piano operativo.

Ed è probabilmente questo, più di ogni contrapposizione, il passaggio che merita di essere seguito.

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