Accordi economici tra coniugi validi anche prima della separazione: svolta storica della Cassazione. L’analisi del nostro esperto, l’avvocato Fabrizio Calamassi

La Cassazione ha aperto la strada agli accordi economici tra coniugi validi anche in vista di una futura separazione. Un cambiamento storico per il diritto di famiglia. Ne parliamo con l’avvocato Fabrizio Calamassi.
Avvocato Calamassi, cosa cambia concretamente con questa sentenza della Cassazione?
È una vera svolta. Fino ad oggi, nell’ordinamento italiano un accordo fra coniugi volto a regolamentare i rapporti economici in previsione di una possibile separazione o divorzio era considerato nullo. Oggi invece, con l’ordinanza n. 20415, depositata il 21 luglio 2025 , la Cassazione riconosce che due coniugi adulti e consapevoli possono decidere liberamente – e con pieno valore legale – come gestire il proprio patrimonio, anche in caso di crisi del matrimonio. È un passo importante verso una maggiore autonomia delle famiglie.
Ma in passato perché questi accordi venivano spesso dichiarati nulli?
Perché si pensava che parlare di divorzio prima che accadesse, o comunque “prepararsi”, fosse in qualche modo immorale o contrario all’ordine pubblico. Si temeva che questi patti potessero incentivare la fine del matrimonio, o che “commerciassero” su diritti considerati indisponibili, come quello di essere coniuge. Oggi però la società è cambiata: i giudici riconoscono che tutelarsi in modo equo non significa voler divorziare, ma essere responsabili.
Cosa ha detto di preciso la Cassazione in questa ordinanza?
La Corte ha detto che questi accordi sono legittimi se strutturati come “contratti atipici con condizione sospensiva lecita”. In parole semplici: sono patti che si attivano solo se e quando ci sarà una separazione o un divorzio. Ma la loro “causa” – cioè il motivo per cui vengono stipulati – non è il divorzio in sé, bensì la volontà di regolare in anticipo situazioni patrimoniali complesse o delicate, come ad esempio investimenti fatti da uno solo dei due coniugi.
Può farci un esempio concreto per capire meglio?
Certo. Nel caso specifico da cui nasce la sentenza, la moglie aveva usato soldi propri per pagare il mutuo e arredare una casa intestata solo al marito. Per riequilibrare la situazione, i coniugi hanno firmato un accordo in cui il marito si impegnava a trasferirle dei beni nel caso in cui si fossero separati. La Cassazione ha ritenuto questo accordo perfettamente valido, perché ragionato, equilibrato e pensato per evitare ingiustizie.
Quindi da oggi si possono fare dei veri e propri “patti prematrimoniali” anche in Italia?
Non esattamente come negli Stati Uniti. Però ci siamo molto avvicinati. La sentenza non riguarda solo i patti firmati prima del matrimonio, ma anche quelli firmati durante la convivenza coniugale, in vista di un’eventuale crisi futura. L’importante è che siano equi, ben motivati e rispettosi dei diritti di entrambe le parti.
Questi accordi possono riguardare solo i soldi o anche altri aspetti della separazione?
Possono riguardare anche altri aspetti della vita familiare, come ad esempio l’affidamento dei figli o le modalità di visita. Però su questi punti resta un limite molto chiaro: non si possono mai violare i diritti fondamentali dei figli o del coniuge più debole. Il giudice ha sempre l’ultima parola e può modificare l’accordo se lo ritiene lesivo di diritti indisponibili.
Questo tipo di patti – se ben costruiti – possono evitare litigi, risparmiare anni di cause e proteggere entrambe le parti. È una forma di responsabilità, non di sfiducia.
È una rivoluzione solo per gli avvocati o anche per i cittadini comuni?
È una rivoluzione per tutti. Finalmente le famiglie italiane possono gestire i propri rapporti economici in modo più libero e consapevole. E gli avvocati, con la loro esperienza e professionalità, potranno prestare assistenza per costruire accordi su misura, pensati per ogni specifica situazione. È un modo per rendere meno traumatico un evento che spesso è già molto doloroso.

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